Un interessante articolo: http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Cesena/Cronaca/articoli/93630/C-un-maniaco-a-spasso-in-citt.asp
Come ho scritto su Facebook, dall’esibizionismo al commettere atti di violenza, il passo è moooolto breve: dipende tutto dalla “legittimità” percepita dal malato, dal “permesso” percepito da parte del sistema sociale: “non vengo punito per questo gesto di intensità n, oso il gesto ad intensità n+1″.
In assenza di un sistema di prevenzione e controllo sociale realmente efficace (e a volte addirittura anche in sua presenza), la certezza del modus operandi criminoso può essere anche abbandonata, in funzione di presunti “successi” ancora più gratificanti. Ecco perchè la tensione al controllo ed alla prevenzione NON può calare, nemmeno in periodi di “bonaccia criminale”…





Sinceramente non credo sia un discorso di legittimità percepita,nella maggioranza dei casi;se la persona è malata,come come rivela l’intervista al ragazzo “guarito” dell’articolo linkato,il problema viene spesso da lontano,dall’infanzia per motivi svariati;il fatto,appunto,di essere malati rende certamente ininfluente la propria volontà che è schiacciata dalla malattia.Altro discorso va invece fatto per chi volontariamente tende all’esibizionismo,al bullismo ecc. per un senso di sfida o di menefreghismo delle regole sociali e comportamentali,magari per dimostrare agli altri,e più ancora a se stessi,la propria superiorità.
Per quello che riguarda il sistema di prevenzione e controllo,certo la sua efficacia reale è basilare per assicurare giustizia e tranquillità sociale,ma va ricordato che spesso è proprio chi vuole imporre delle regole troppo strette alla libertà degli altri la causa della loro ribellione,proprio per senso di sfida (vedi sempre l’intervista linkata…);forse più che imporre agli altri le proprie idee bisognerebbe cercare di far capire i motivi delle stesse…
Ciao Alessandro. Grazie del tuo interessante commento. Avrai notato che ho scritto “legittimità” tra virgolette, intendendo con essa una percezione distorta dell’ambito socialmente accettabile delle proprie azioni. Tale distorsione è collegata – per il caso in questione – all’aspetto patologico. Alcune dinamiche mentali di “violazione” delle regole sociali sono identiche sia per i “malati” che per i “criminali”, senza dimenticare che purtroppo per il nostro sistema lo status di malato e di delinquente vengono allegramente impiegati uno a giustificazione dell’altro in entrambi i versi.
Semplicemente, tutto ruota attorno alla consapevolezza situazionale ed alla valutazione continua della situazione (in inglese, situational awareness e situation assessment).
Per quanto riguarda la tua osservazione sul sistema di controllo sociale, credo sia ormai superata la teoria che la rigidità di una norma è di per sè causa della sua violazione… In contesti di criminalità, il delinquere avviene attraverso un’eziologia totalmente fine a se stessa, strumentale a fini soggettivi legati al proprio sistema di valori. Le conseguenze e le origini poco hanno a che vedere con modello di controllo sociale.
Credo che buona parte dei problemi di sicurezza sia dovuta all’enorme gap tra risorse necessarie e misura del fenomeno. Il potere deterrente di uno strumento che non è nè applicabile nè efficace svanisce a causa della “granularità” del fenomeno.
Per quanto riguarda la questione delle patologie con risvolti di sicurezza sociale, il loro trattamento, i metodi utilizzati, il sistema di monitoraggio post-dimissione, le strutture territoriali, il nostro Paese è ancora più allo sfascio, ma è un discorso lungo…
Per allacciare i due discorsi nell’ottica di DefenseLab, mi piace ricordare che l’aggressione va studiata in stretta correlazione con l’aggressore: una volta ripristinato un livello sufficiente di sicurezza, la gestione della situazione non può altro che avvenire commisuratamente al livello di rischio contingente rappresentato dall’aggressore, tenendo conto della sua capacità e volontà.
Per questo, al di là di tutto ciò che si dovrebbe e potrebbe fare preventivamente, non applichiamo risposte standard, aprioristiche, ma valutiamo, una volta ripreso il controllo della situazione, l’intensità e la direzione della risposta difensiva e di neutralizzazione. E’ più lungo da dire che da fare