Le chiamano “bad girls”, cattive ragazze. Aggrediscono, intimoriscono, minacciano armate di coltelli, picchiano per farsi consegnare giubbini, denaro, cellulari, i-pod.
Quando non sono gli oggetti alla moda il loro obiettivo, l’aggressività può essere scatenata da sentimenti di gelosia per un ragazzo conteso, o semplicemente per le caratteristiche fisiche vistose della vittima, quali l’obesità, i capelli rossi, gli occhiali spessi o perfino un handicap.
Stiamo parlando del bullismo in gonnella, episodi di violenza e prevaricazione compiuti da ragazze minorenni a danno di loro coetanee, che solo nell’ultimo anno hanno fatto registrare un incremento del 10% rispetto allo scorso anno, e il dato è destinato ad aumentare.
A infondere preoccupazione è anche l’età delle bulle notevolmente abbassata, la convinzione della legittimità dell’uso della forza e della minaccia nelle relazioni con i coetanei, e la differenza tra la variante maschile e femminile. Mentre, infatti, i ragazzi sono ancora in grado di mostrare sensibilità verso gli interventi degli adulti, atti a ripristinare i ruoli, più ostinate, rancorose e sfrontate si pongono invece le ragazze.
A renderlo noto è la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Milano, che ha diffuso in questi giorni il resoconto di uno studio condotto sulle segnalazioni di denunce per casi di bullismo nell’ultimo anno.
In un anno le lesioni personali sono passate da 364 a 434, le estorsioni da 20 a 29, sono 63 i fascicoli aperti per lesioni volontarie a carico di ragazze italiane contro i 43 di due anni fa e i 52 dello scorso anno, 26 i fascicoli per percosse, 100 quelli per minacce e ingiurie, 11 per molestie contro l’unico caso segnalato lo scorso anno, e 9 per porto di coltello contro i 3 dell’anno precedente.
A questi dati vanno aggiunti i casi, ancora troppo numerosi, di vittime che per timore di ritorsioni rinunciano a denunciare e chiedere l’intervento di adulti. Sono invece 169 i fascicoli di denunce contro ignoti, reati pertanto che resteranno impuniti.
L’allarme bullismo al femminile non riguarda tuttavia solo la città di Milano. A confermarlo gli episodi resi noti dalla cronaca quotidiana, che coinvolgono adolescenti e bambini di tutta Italia, e le numerose telefonate che giungono ogni giorno a Telefono Azzurro.
Il bullismo femminile non solo è incrementato in questi ultimi due anni, ma è anche diventato sempre più simile a quello maschile. Se, infatti, il bullismo maschile si manifesta in modo più diretto, attraverso atti di prevaricazione, sottraendo ad esempio oggetti alla vittima e danneggiandoli, o ricorrendo alla violenza fisica, il bullismo nella variante femminile era fino a oggi molto più subdolo e si “limitava” ad agire attraverso pressioni psicologiche e il ricorso all’isolamento della vittima con pettegolezzi e calunnie divulgate sul suo conto.
Oggi anche le ragazze dimostrano di prediligere azioni più dirette, e non si fanno scrupoli a farsi riprendere da video cellulari mentre si cimentano in poco eleganti risse a suon di tirate di capelli, come nel video finito solo poco tempo fa su youtube e che ha fatto il giro dei tg nazionali.
Le cause? Il dito è nuovamente puntato sulla famiglia, non solo per l’incapacità di garantire modelli moralmente validi e autorevoli, a causa di genitori sempre più presi da impegni di lavoro con conseguenti assenteismi che cercano di colmare con oggetti materiali, ma anche per il numero crescente di divorzi turbolenti, in cui i bambini sono i primi a essere strumentalizzati.
[Articolo di Marzia Pomponio]
Credo che la difesa personale trovi ampio spazio fra i banchi di scuola, sarebbe un valido strumento formativo, al pari di ogni altra educazione e istruzione che riceve un ragazzo in un percorso scolastico. Ci lamentiamo della violenza? iniziamo a trattare il problema durante l’adolescenza, in modo serio e scrupoloso, facciamo qualcosa di concreto per cambiare le cose. Utopia? probabilmente si, ma io spero sempre che qualcuno, nella stanza dei bottoni, abbia il coraggio di fare un passo avanti…





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