Forza e soglia di affaticamento

31 07 2010

Un altro bell’articolo suggerito dal Force Science Research Center (e da DefenseLab!): “Force and fatigue threshold: the point of no return” (http://www.aele.org/law/2010all06/2010-06MLJ501.pdf).

L’autore, molto qualificato, propone alcune considerazioni sull’esaurimento della forza durante il controllo di aggressori.

Buona lettura.





Protetto: Osservazioni sui coltelli

29 07 2010

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Fatalismo e corsa

28 07 2010

Si, lo ammetto: sono profondamente fatalista. Quando i “segni” dicono che una cosa non va fatta, non mi piace forzare la mano. Ma lo sono anche al contrario! Così come è successo che abbiamo rinviato la scenario replication di Jogging X-treme, oggi, mentre chiacchieravo con Teo a casa mia, è arrivato il “messaggio” che dice che è ora di farla, come commiato prima delle due settimane di pausa estiva.

Leggete qua:

TORINO – L’ha aspettata, certo che nel parco vi fossero soltanto loro. Lui, lo stupratore, un uomo dal fisico possente e atletico. E lei, una giovane dottoressa che ogni mattina andava a fare jogging nel parco della Colletta a Torino, dove la Dora Riparia confluisce nel Po. Probabilmente l’uomo, frequentatore abituale del luogo, ha perso la testa per lei proprio guardandola allenarsi. Un’attrazione che si è trasformata in una passione morbosa e perversa.

Tanto da indurlo ad architettare uno stupro che, almeno nei suoi progetti, avrebbe dovuto essere senza testimoni. Ma non è andata come voleva. Ieri mattina l’uomo ha sorpreso la donna, 32 anni, poco dopo che aveva iniziato a correre dopo avere parcheggiato l’auto ai margini del parco. L’ha inseguita di corsa per un breve tratto. Quindi l’ha afferrata per la maglietta e scaraventata a terra nei pressi di un cespuglio, le ha abbassato i calzoncini e l’ha violentata. Poche parole. “Ho un coltello – le ha detto – e quindi stai zitta”. Ma la vittima ha cercato di resistere in qualsiasi modo all’aggressione, gridando e dimenandosi. E, nonostante tutto sia avvenuto prima delle 7, non erano le due sole persone all’interno dell’area verde.

Una coppia di coniugi, infatti, stava passeggiando tra i vialetti ed è stata attratta dalle urla. La donna si è precipitata in soccorso dell’aggredita e ha messo in fuga il violentatore, inseguito da suo marito che però non è riuscito a fermarlo. I due hanno poi prestato i primi soccorsi alla dottoressa e hanno chiamato i carabinieri. La visita ginecologica effettuata all’ospedale Sant’Anna ha accertato l’avvenuta violenza. E subito sono scattate le ricerche dell’aggressore. Nonostante fosse in stato di choc, la vittima è riuscita a descriverlo bene ai militari e così hanno fatto i due soccorritori.

Si tratta di un uomo straniero ma non nordafricano, dal fisico palestrato, alto un metro e 85 centimetri, con i capelli corti e la carnagione scura. Ora i carabinieri hanno il suo identikit e secondo la coppia di coniugi sarebbe un frequentatore abituale del parco della Colletta. Da qui l’ipotesi che abbia studiato attentamente le abitudini della sua vittima per poi colpirla a colpo sicuro. Potrebbe essere residente nella zona, visto che frequentava abitualmente quel parco nelle prime ore del mattino.

Anche se i carabinieri non tralasciano alcuna pista. Intanto, però, il quartiere Vanchiglietta è in fibrillazione, visto che c’è ancora uno stupratore in libertà. E’ in grado di colpire in città e al mattino, non coperto dall’oscurità. “E’ un fatto grave, ma è anche un caso isolato. E un aspetto importante – ha osservato il prefetto Paolo Padoin – è che ci siano stati altri cittadini che sono intervenuti in aiuto alla signora. E’ un segno del fatto che in questa città c’é un controllo sociale che funziona”.

(ANSA.it, 23 luglio)

E questo articolo è uscito qualche giorno dopo:

Sanno chi e’, probabilmente dove lavora. Ma il violentatore che giovedi’ mattina ha aggredito una veterinaria di 32 anni tra i vialetti e gli alberi del parco della Colletta di Torino, dove la Dora Riparia confluisce nel Po, potrebbe avere gia’ lasciato la citta’, braccato da una caccia all’uomo aperta dai carabinieri.

La giovane donna che ha subito violenza, e che avrebbe riconosciuto nel bruto la stessa persona vista qualche volta correre – come lei – nel parco, trova la forza di lanciare un appello alle altre donne: ”Mai da sole, mai” a fare jogging nel parco quando e’ poco frequentato. E i City Angels di Torino, hanno gia’ ricevuto la richiesta di alcune donne di essere scortate nei parchi: ”Siamo pronti”, hanno risposto i ragazzi e le ragazze con le magliette rosse ed il basco azzurro, attivi in 15 citta’.

Secondo le ultime indiscrezioni, non confermate pero’ dall’Arma, i militari, che hanno in mano l’identikit realizzato sulla base delle descrizioni fornite dalla vittima e dalla coppia che l’ha soccorsa, lo avrebbero identificato in un nordafricano dipendente di un kebab restaurant nel quartiere di San Salvario. Il violentatore, un uomo ‘palestrato’ alto un metro e 85 centimetri, con i capelli rasati, era fuggito lungo il Po verso nord. Indossava canottiera e pantaloncini neri ed era un frequentatore abituale del parco, forse proprio per studiare meglio i movimenti e le abitudini della sua vittima.

Sia la donna aggredita, una ceca residente nel capoluogo piemontese da otto anni, che i coniugi che sono intervenuti interrompendo la violenza, hanno detto di averlo gia’ visto tra coloro che corrono all’interno dell’area verde. Non e’ escluso che l’uomo abbia gia’ lasciato la citta’. ”Quell’uomo – ha raccontato la veterinaria – mi ha aspettato, conosceva i miei orari. Era vicino al parcheggio di via Bologna. All’improvviso mi sono sentita afferrare alle spalle. Mi ha bloccato la bocca e mi ha trascinata verso alcuni cespugli. Ho cercato di reagire, ma e’ stato inutile. All’inizio mi ha detto che voleva solo i soldi e che aveva un coltello, ma poi mi e’ saltato addosso e mi ha strappato i vestiti. Ora non so se me la sentirei di guardarlo in faccia”.

La coppia che passava nei paraggi in quel momento aveva pensato inizialmente che fosse una coppia appartata, finche’ ha visto lei cercare di divincolarsi in ogni modo dalla morsa del bruto. Allora e’ intervenuta mettendolo in fuga, ma senza riuscire a bloccarlo. Intanto il caso riaccende l’allarme sulla sicurezza delle donne sole nelle aree pubbliche. I ‘City Angels’ affermano di aver ricevuto alcune telefonate di giovani che hanno chiesto di essere accompagnate quando attraversano i parchi cittadini, soprattutto nelle ore in cui sono meno frequentati. E cosi’ hanno dato la loro disponibilità. ”Siamo pronti – afferma Alfredo Tavernese, presidente nazionale del sodalizio – a fare la nostra parte se necessario. Tuttavia, non riteniamo che Torino sia una citta’ pericolosa, ma purtroppo dopo casi come questi si diffonde la psicosi”.

Non posso fare altro che rilinkare il mio articolo precedente: http://wp.me/sCPzS-corri.

Stasera fisseremo la data per l’allenamento, che ho arricchito di alcune varianti sostanziali (dal punto di vista dello scenario) rispetto al precedente appuntamento.

Una nota a margine (che è oggetto di una nuova safety list): mai pensato alle aggressioni da parte di cani mentre correte? Qualche settimana fa un signore è morto per questo…





Per non dimenticare

27 07 2010

Mentre sto preparando una safety list sulla scelta di una babysitter, stavo riflettendo sulla volatilità delle notizie.

Vi ricordate l’episodio dell’asilo di Pistoia? No? Molto male…

Dimenticarsi significa abbassare la guardia, e permettere che episodi del genere possano riverificarsi.

Ecco un promemoria…





Bruce Siddle

24 07 2010

Ogni tanto cerco qualche news sugli autori che hanno cambiato il mio modo di vedere la difesa personale. Tra essi, c’è Bruce K. Siddle. Ecco quello che ho trovato oggi:

His newest publication is Warrior Science, the Study of Combat Human Factors that will be released in 2010. He is now writing a third text, Combat Human Factors, with his sons Kevin and Jonathan, which encapsulates a 2-year research project on stress and firearms performance.





Presumed compliance

23 07 2010

Articolo interessante di Tony su PoliceOne: clicca qui per il link.





emergenza 112

19 07 2010

Come si diceva una volta, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Stavo andando al [locale in provincia di Ravenna] …, erano le 2.15, davanti a noi un ubriaco strafatto con un voyager stava estirpando specchietti e sfasciando carrozzerie alle auto parcheggiate in fila.

Io ho lasciato la sua targa su un paio di macchine perchè lui non si è fermato. Volevo chiamare la polizia perchè venisse a fargli qualcosa, ma sia il 112 che il 113 non hanno risposto. Dava libero. Ma nessuno che abbia detto pronto!

Ho pensato che uno così per strada potesse far male anche a me. Invece ha potuto circolare liberamente.

[...] Mentre continuava a scassare tutte le macchine con il portellone laterale aperto e gli amici dentro che ridevano, io gli ho urlato se poteva per lo meno scostarsi ed evitare di continuare, lasciando magari i suoi dati a quelli a cui aveva fatto danni. Mi sono presa ovviamente mille insulti. Ho lasciato perdere, ma volevo chiamare la pattuglia, non riuscendoci.

Tra l altro rompono tanto per incidenti e massacri. Al [locale] ci saranno ad ogni festa 1500 persone, di cui l’80% (perchè sono ottimista) con tasso alcolico superiore a quello consentito e non c’era nemmeno una pattuglia in giro a controllare qualcuno.

Mi giravano sentitamente le palle. Ti ho pensato in quel momento, a quando dici che anche solo pensare di restare fuori dai casini ti può aiutare. E cosi oggi ti ho informato :-)

Eh, il mio primo pensiero è stato: “Incredibile”… Ma dove?! Non in Italia: da noi ormai è possibilissimo.

Leggete questa, dalla EENA (maggio 2010):

La Commissione Europea ha deciso di chiedere nuovamente l’intervento della Corte di Giustizia Europea contro l’Italia per le inadempienze sulla localizzazione delle chiamate ai numeri di emergenza in Italia ed in particolare relativamente al 112, numero unico di emergenza Europeo.

Dopo la condanna dell’Italia lo scorso 15 Gennaio 2009, ora la Commissione chiede una severa multa che potrebbe costare al Governo 39680 euro al giorno dalla data della sentenza e 178560 euro al giorno dal momento in cui la Corte di Giustizia Europea emetterà la sentenza pecuniaria.

Facendo un rapido calcolo, ad oggi l’Italia dovrà pagare 19 milioni di euro, cioè quasi la metà di quanto già stanziato per la sperimentazione della localizzazione delle chiamate ai numeri di emergenza lo scorso settembre 2009.

Siamo di fronte a una presa di posizione importante da parte della Commissaria Neelie Kroes per l’agenda digitale (foto), la quale ha dichiarato:

“Mi dispiace che la Commissione abbia dovuto chiedere alla Corte di Giustizia di imporre sanzioni finanziarie all’Italia, ma non posso non intervenire quando vedo che le inadempienze di un governo mettono a repentaglio la vita dei cittadini. E’ indispensabile che i servizi di emergenza italiani possano localizzare le chiamate di emergenza – spesso è una questione di vita o di morte. Alla stregua di tutti gli altri Stati membri, l’Italia deve rispettare gli obblighi vigenti per l’attuazione del servizio di emergenza unico Europeo 112″.

Ecco la situazione in un paese membro del G8…

Mi vengono in mente le prime parole che abbiamo scritto nella presentazione della nascita di DefenseLab: “L’evoluzione della società costringe ognuno di noi a rivestire sempre più spesso l’ingrato ruolo di unico responsabile e garante dell’incolumità propria e delle persone che amiamo”.

Come ha detto Albert Einstein, “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione”.

Noi, anche se abbiamo ragione, rimaniamo ottimisti, ma solo perchè lavoriamo su noi stessi… ;-)

Se vuoi approfondire la situazione dei numeri d’emergenza, ecco il sito giusto: http://www.eena.it/Italia.htm.

Stay safe.





Scippo al Bancomat

12 07 2010

Qualche mese fa abbiamo lavorato agli scenari di rapina al Bancomat… Ecco un articolo recentissimo.

(da RomagnaOggi.it) RAVENNA – Scippata dopo aver fatto un prelievo al bancomat. E’ quanto accaduto domenica pomeriggio a Ravenna ad una signora allo sportello automatico di via Cesarea. Ad agire un individuo che in modo fulmineo è riuscito a prender la borsa della vittima dal cestino della bici, per poi fuggir via a bordo di una “Fiat Punto”. La donna non era ancora riuscita a metter il denaro prelevato nel portafogli. Così il malvivente si è dovuto accontentare di appena 5 euro. Nella borsa c’era anche un telefonino cellulare. Immediato l’allarme lanciato dalla vittima al ‘112′. Sul posto è intervenuta una “gazzella” che ha raccolto la testimonianza della derubata. Subito è iniziata la caccia all’uomo, che si è conclusa con un nulla di fatto. Secondo la descrizione della signora, ad agire è stato un extracomunitario.

Oltre a tutto quanto detto durante le lezioni ed alla relativa safety check-list, tutta incentrata sulla situational awareness (aka non girare con la testa nel c…), aggiungo che chiaramente non si va in giro in bici con la borsa nel cestino! C’è chi sostiene che sia meglio rispetto all’averla a tracolla, in quanto in caso di scippo la caduta sarebbe certa e rovinosa. Secondo me, l’ideale è andare in bici senza borsetta. L’accorgimento – che vale quando si è a piedi – di tenerla sul lato marciapiede/muro (così come si dovrebbe fare coi nostri bimbi quando li portiamo a passeggio), non scongiura il “furto con strappo”. Un consiglio sempre valido, invece, ma forse non applicabile con un caldo del genere (!), è di tenere la borsa sotto la giacca (da non fare coi bimbi :-) ).

Qui sotto ho incluso un video di Tony Blauer su una possibile strategia di disinnesco di un potenziale rischio al Bancomat.





Trovata!

11 07 2010

Dopo due anni di attesa, qualcuno ha ascoltato i nostri desideri! Riprendo il discorso da un precedente articolo: http://defenselab.org/2010/05/20/alla-ricerca-della-maschera/… e finalmente ecco uno dei prossimi prodotti che metteremo sul banco di prova!

Una visiera in policarbonato completamente chiusa, a meno dei 15 fori d’areazione, ad un prezzo molto interessante.

Abbiamo provato tutte le varianti presenti sul mercato degli sport da contatto, spostandoci fin verso l’hockey (!), ma ciascuna aveva alcuni “contro” che spesso ci hanno fatto dimenticare i “pro”. Questa sembra promettere bene, abbinata ad un bel casco a protezione integrale (che non faccia passare le gomitate alla nuca!).

Ordine in arrivo, Randall!





L’importanza dell’allenamento scenario-based

1 07 2010

Da un articolo su PoliceOne di ieri:

[...] Come hanno fatto gli agenti ad eseguire una risposta così rapida e coordinata durante il loro scontro potenzialmente mortale, considerando che non lavoravano regolarmente come partner e che non avevano avuto l’opportunità di discutere approfonditamente e testare tattiche what-if?

Grazie all’addestramento scenario-based con Simunitions, che insiste su un instancabile impegno nel “correggere i problemi”, hanno dichiarato. Hummons ricorda un esercizio frequente, in cui era posto in una stanza mentre dei role player si raccoglievano dietro di lui. Su comando, doveva girarsi ed gestire immediatamente qualsiasi minaccia si fosse trovato davanti.

“All’inizio sbagliavo tutto e le pallottole volavano su di me,” racconta. “Ma abbiamo sviluppato quello ed altri scenari molte vole. Ogni volta che facevo un errore, c’era un istruttore a dirmi ‘Correggi, Correggi. Non sei ancora morto. Continua a combattere!’

“Impari a fare qualcosa – prendere distanza, trovare copertura – anzichè semplicemente arrenderti. Non muori finchè non lo dice Dio.”

“Piuttosto presto,” aggiunge Sherrod, “cominci a reagire automaticamente, e quell’abilità di pensare e muoverti rapidamente ti rimane quando sei in strada.”

L’articolo integrale, che descrive l’incidente ad antefatto delle loro parole, è disponibile cliccando qui.

Simunition è un’azienda specializzata in strumenti d’allenamento scenario-based, che ha iniziato la propria attività producendo pallottole macchianti. E’ sinonimo di Ken Murray, un grandissimo visionario nelle metodologie d’addestramento come piacciono a noi, autore di un libro titanico ed immancabile nella biblioteca di ogni serio istruttore: “Training at the speed of life”. Parallelamente all’avvio dei nuovi corsi per Scenario Instructor del Blauer Tactical Systems, Tony e Ken sono stati visti insieme in qualche locale di Virginia Beach. E non è un caso! ;-)

Il libro fa parte del curriculum dei futuri istruttori di DefenseLab ed è – meraviglia – consultabile in buona parte con Google Books: clicca qui per leggerlo!








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