Allenamenti

15 04 2012

Nei giorni scorsi avevo preannunciato qualche novità per i prossimi mesi. Eccole qui di seguito!

  • Corsi base: a fine aprile si conclude il corso. Tranquilli, non significa che non si farà più! Per come strutturo l’allenamento, semplicemente non ha senso “rischiare” di avere persone nuove in un corso che sta per concludere la stagione didattica standard. Infatti, dopo i mesi canonici, in estate lavoriamo in approfondimento e perfezionamento di svariati argomenti che concordo con i miei allievi più avanzati. La stessa tempistica d’allenamento cambia. A settembre ripartirà un nuovo corso base, in parallelo alle attività avanzate, per mettere a proprio agio chi non se la sente di buttarsi nell’arena con le mie bestie inferocite :) La disponibilità per gli allievi di base proseguirà in ottica di allenamenti individuali e sessioni di personal training, insieme ai miei due fidi Loris e Cristian. In più, (vedi oltre) organizzerò due stage per chi vuole iniziare da zero, o ripassare, o semplicemente mettere in discussione le proprie abilità.
  • Allievi avanzati: “allievi”… mah, ormai è stretto chiamarli così… Da maggio a settembre, organizzeremo i nostri allenamenti in modo da massimizzare la presenza e la “comodità” d’orario. Da un lato, avremo più disponibilità di sale, dato che altri corsi si fermano, dall’altro dovremo necessariamente sviluppare alcune attività “mobili”, in contesti non simulati e al di fuori della palestra. A tendere, elimineremo l’ora del mercoledì (o riusciamo a farne 2 di fila, o concentriamo in un altro giorno) per ottimizzare i tempi. Non vorrei comunque scendere sotto le 4 ore settimanali (vale anche una sola attività di 4 ore, tipo uno stage). Come ho accennato durante gli ultimi allenamenti, lavoreremo prevalentemente sullo sviluppo ed il miglioramento della capacità tattica personale, in modo da perfezionare le abilità ed intervenire in modo radicale sulle aree di miglioramento individuali. Questa scelta è ovviamente legata ai risultati eccellenti che sto ottenendo con le mie cavie… Scenari, scenari, e scenari, con un’importante after-action review di come li abbiamo gestiti per ragionare insieme sugli interventi correttivi. Abbiamo inoltre un paio di “cosette” complementari da sviluppare, alcune in poligono, altre in una gola in montagna, altre in acqua, una in aria (Cri), un paio di notte tra i boschi, …
  • Seminari: molto probabilmente organizzerò un paio di seminari di base sui fondamentali ed un paio avanzati su scenari. A presto qualche notizia in più.
  • Formazione: parteciperemo ad alcuni seminari internazionali. Oltre a viaggi ormai certi come quello da Mark MacYoung, sto verificando le date di Tony Blauer, Mick Coup, Richard Dimitri e – la speranza è l’ultima a morire – Sammy Franco, con particolare attenzione all’economicità logistica delle trasferte (qualcuno si ricorda ancora le notti in 4 in una Punto…). Ho alcuni altri nomi che sto monitorando, ma raramente capitano in Europa… Vedremo! Contattatemi se siete interessati a partecipare: con le compagnie low cost, non è un’opzione da scartare a priori.
  • Training: al 90% sarò più presente in sala pesi, sempre alla Gymnica, per seguire l’allenamento non solo dei miei allievi, ma di chiunque abbia la seria intenzione di raggiungere i propri obiettivi di fitness :)

 





Protetto: Test sul controllo difensivo di una pistola

29 03 2012

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24×7

1 01 2012

Perchè 24×7? Per ricordarci che, non importa il momento, la nostra prontezza e consapevolezza non possono essere in vancanza o fuori turno.

Qualche sera fa alcuni dei miei allievi hanno avuto la triste quanto utile occasione di assistere in diretta ad un episodio di conflitto abbastanza intenso. Modalità standard: un individuo già al limite evidentemente per altre ragioni si è incendiato con un altro per una assurdità. Nel momento in cui sono arrivato io la situazione era già degenerata ad una fase di crisi piuttosto avanzata, di quelle in cui è comunque ancora possibile interagire verbalmente non tanto per disinnescare il conflitto, ma per “congelarlo” al livello in cui è e permettere all’aggressore l’opzione della ritirata dignitosa (come è poi di fatto avvenuto).

Fortunatamente, la vittima non si è lasciata trascinare dove l’aggressore avrebbe voluto per avere una sorta di pretesto “legittimo” all’azione, e i segnali di pre-contatto erano già molto evidenti, pur mancandone all’appello due fondamentali: l’invasione del risk space e l’interruzione delle comunicazioni verbali. Segnali, questi ultimi, che impongono un intervento difensivo fisico.

Mentre ero lì, dietro il mancato aggressore, libero dalla borsa e a rispettosa distanza di intervento, guardavo i presenti. Tranne due, gente che ha già sentito parlare di difesa personale, alcuni da qualche anno. Questo articolo è per loro, soprattutto, perchè respirano quasi quotidianamente l’applicazione pratica, in analisi di aggressioni reali e conseguenti replicazioni di scenari, dei concetti teorici di cui spesso scrivo, con la consapevolezza che dove la sperimentazione diretta non è possibile, lo sforzo di assimilazione della teoria si decuplica. L’essere presenti, seppur come spettatori, ad un conflitto permette di proiettare sulla situazione le proprie conoscenze, esperienze ed abilità, oltretutto ad un livello di stress basso, tale da non inficiare le nostre capacità cognitive razionali. Una bazza, per l’adepto della Fight Science :)

Quali elementi di gestione del conflitto avete riconosciuto nella situazione? Quali non avete visto?

Innanzi tutto, cosa ha trattenuto l’aggressore dall’attaccare, visto che stava marciando come una locomotiva verso l’ultimo stadio di crisi? L’atteggiamento della vittima, in buona parte. Escludendo un’ingenuità sul pretesto dell’innesco, giustificata peraltro dal fatto che chiunque ci sarebbe cascato vista la futilità, fin dall’inizio dell’escalation il comportamento è sempre stato calibrato in ottica di disinnesco: controllo delle proprie emozioni, astensione dal conflitto verbale, linguaggio del corpo coerente. E nonostante ciò, l’escalation è esplosa nella fase di crisi.

A proposito del cambio di fase, invito chi era presente a riflettere sul’apice della situazione e su cosa sarebbe successo se fosse stata applicata una tattica di assertività, che non è mai solo verbale. Ogni strumento difensivo ha i suoi pro e i suoi contro e porta con sè una serie tale di conseguenze che occorre realmente valutare, prima ed in sede didattica, se i suoi effetti non siano peggio di ciò che accadrebbe non applicandolo. L’assertività verbale va impiegata come prima difesa fisica (al verificarsi dei due segnali mancanti di cui sopra) e non come ultima forma di de-escalation, perchè di fatto è di per se stessa un’aggressione.

Quali manovre di de-escalation potevano essere attuate?

In ogni caso, l’atteggiamento corretto della vittima non ha portato da solo ad una rapida de-escalation, e il fatto che ci sia stato altro conferma che, per quanto preparati e di buona volontà, spesso il risultato preventivo non è garantito nè dipende al 100% da noi. Caso, fortuna e prontezza (e i loro contrari!) contribuiscono in egual misura.

Tra i fattori non dipendenti dalla vittima e dalle sue interazioni con l’aggressore dobbiamo sicuramente considerare:

  • L’ambiente: il contesto, non favorevole all’aggressore come relazione rischio-opportunità-beneficio; i presenti, che oltre ad essere testimoni potevano essere considerati non schierati con l’aggressore (assenza di supporto di un gruppo) e, per la posizione nello scenario, favorevoli alla vittima; la separazione tra vittima e aggressore, data dalla presenza di barriere fisiche, dalla vittima in posizione sopraelevata e dallo schieramento involontario dei presenti.
  • L’aggressore stesso: pluripregiudicato con precedenti specifici, sottoposto ad attenzione speciale da parte delle forze dell’ordine, in “prova di fiducia” presso la sua famiglia, con la volontà di una nuova verginità sociale. In un concetto, poco interesse a far accendere i riflettori su di sè.

L’ultimo punto rimanda violentemente alla gestione degli eventi post-conflitto, che impone di “chiudere il conto” attraverso la messa in campo di tutti gli interventi possibili per minimizzare il rischio di rivittimizzazione (un classico) senza costituire a nostra volta un nuovo motivo di escalation per colpa di azioni interpretate come esagerate e meritevoli di risposta (il rancore di un’umiliazione che porta alla vendetta, altro classico). Anche alla luce di queste considerazioni, l’atteggiamento neutro della vittima e il suo rifiuto implicito alla “gara di ego” se non altro non ha offerto all’aggressore alcun pretesto per rivalse, vendette, affermazioni di orgoglio a fronte di umiliazioni percepite o reali.

Nell’arsenale delle misure post-conflitto possiamo in questo specifico caso considerare tutto quanto rafforzi il potere del gruppo e sanzioni il comportamento antisociale (“se fai così li hai tutti contro”):

  • L’impiego di un mediatore autorevole, attraverso amici comuni con ruolo di leader nei confronti dell’aggressore (in questo caso, i membri della sua famiglia fortemente gerarchizzata).
  • L’attivazione di un deterrente forte, attraverso l’impiego informale  (quando possibile, altrimenti ufficiale), delle forze di Polizia.
  • L’offerta di una via d’uscita dal conflitto, che preservi la dignità dell’aggressore per dimenticare l’episodio e ripristini gli equilibri ed i ruoli precedenti.

Non voglio esaminare in questa sede eventuali altre azioni intimidatorie più border-line, attuabili solo se si è veramente disposti a tutto, in una spirale di violenza con esiti fatali garantiti.

Dato che “pensar male è peccato, ma molto spesso ci si prende” (cit.), vale sicuramente la pena riflettere sul proprio grado di prontezza a rispondere ad eventuali, possibili nuove aggressioni, che essendo premeditate saranno caratterizzate da un vantaggio dell’aggressore decisamente maggiore rispetto all’incidente originario.

Tra le contromisure tattiche più tentatrici, la voglia di girare in un qualche modo armati. Non mi sento di disapprovare, pur ribadendo con forza la necessità di sviluppare ed addestrare una specifica consapevolezza su implicazioni, motivazioni, opportunità, tattiche e conseguenze. Voglio però richiamare l’attenzione sull capacità di riconoscere nell’ambiente oggetti che possano diventare armi, una sorta di estensione del pre-posizionamento dalla casa a qualsiasi posto che possiamo frequentare, e sulla necessità di abituarsi a valutare minacce ed opportunità presenti nel luogo in cui siamo o, meglio, saremo. E come per tutto, l’ideale è farlo prima del momento del bisogno, per costruire un percorso d’allenamento che produca familiarità e confidenza nella propria versatilità tattica.

Senza arrivare a prendere una birra in bottiglia anzichè in bicchiere, “perchè non si sa mai, potrebbe servire” (confesso che lo faccio anch’io!)… :)

Infine, alcune riflessioni per chi era presente all’episodio di cui abbiamo parlato.

Eri pronto al peggio? Se si, come? Qual era il tuo piano?

Hai partecipato al potere deterrente ed alla de-escalation? Come?

Oppure, forse, come spesso accade, “la gente se ne fregava”? Meditate, gente, meditate.





Drills con arma lunga e arma corta

2 12 2011

Un altro bel video di Rob. Per chi era con me l’altra sera: notate qualche differenza rispetto al caso di studio che abbiamo esaminato? :)





Protetto: BATS: principi

26 11 2011

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Protetto: Gli elementi del metodo DefenseLab

22 11 2011

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Allenamento del 19-10-11

20 10 2011

L’esercizio nel video seguente ha come obiettivo lo stimolare nel praticante la valutazione critica della capacità di applicazione delle tattiche adottate.

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Protetto: Il modello DefenseLab

22 08 2011

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Buona fortuna!

17 08 2011

I corsi DefenseLab, purtroppo o per fortuna, mettono davanti agli occhi dell’utente cosa succede a livello di vittimizzazione e le implicazioni sul modello d’allenamento. Questo ha fatto e sta facendo parlare di noi non solo a livello internazionale, tra le forze dell’ordine e i professionisti del settore, ma a maggior ragione anche tra le comunità locali in cui i corsi vengono erogati.

Quello che a qualche profano può sembrare cruda durezza di fatti e allenamenti è ciò che accade in realtà in un’aggressione. DefenseLab prepara alla gestione di un’ampia gamma di situazioni di rischio sicurezza, da quelle che fortunatamente possono essere prevenute attraverso una rieducazione della consapevolezza, o disinnescate con tecniche di comunicazione, fino a quei casi che per loro natura possono essere risolti solo con un uso appropriato ed efficace della forza.

Ovviamente, c’è chi non vuole accettare la realtà dei fatti, c’è chi trova decine di giustificazioni per dirsi che un metodo reality-based non è ciò che stava cercando.

Su questi soggetti purtroppo fioriscono le seconde scelte. Tra poco intorno a me partiranno alcuni corsi di difesa personale per cui vale il concetto “piuttosto, è meglio niente”. Gente, applicate senso critico e fatevi delle domande: non occorre essere esperti, solo sinceri con se stessi. Oggigiorno è molto facile trovare filmati di aggressioni reali. Il metodo, la disciplina o l’istruttore a cui state per affidare la vostra sicurezza vi darà gli strumenti per proteggere voi stessi o i vostri cari nelle situazioni dei video?

Sul sito nella sezione “Cosa facciamo” ho indicato alcuni aspetti da tenere in considerazione nella scelta di un corso di difesa personale: cliccate qui per leggerli.





Nuovo tool per reality check

10 08 2011

Finalmente è arrivato nella famiglia DefenseLab lo Shocknife™, l’unico coltello da allenamento in grado di indurre paura.

In termini tecnici, lo Shocknife™ permette:

  • Biofeedback sensoriale e visivo su dove la lama è venuta a contatto.
  • Miglior consapevolezza tattica nell’allenamento stimolo-risposta
  • Maggior realismo nella replicazione di scenari dinamici
  • Introduzione di alti livelli di stress
Permettete che ve lo presenti:
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Protetto: Competenza e DefenseLab

9 08 2011

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Protetto: Comportamenti di protezione

5 08 2011

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Protetto: Impossible is nothing

10 07 2011

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Lo Zen di DefenseLab :)

10 07 2011

Spesso quello che facciamo viene considerato come una delle opzioni in un paniere di attività fisiche, un qualcosa che si fa per “provare”, perchè “lo fa uno che conosco”, perchè “fa moda”, perchè “hanno detto che imparo a menare”, perchè “l’istruttore è carino” , perchè “il mercoledì sera è vuoto”…

La difesa personale non è un corso e non è un’ opzione, è una risposta ad un’intima richiesta. Dobbiamo pretendere da noi stessi di imparare a proteggere noi e i nostri cari. La “carica motivazionale” che spinge a frequentare un corso di difesa personale è ben diversa rispetto a corsi di yoga, spinning o sport marziali.

Richiesta, motivazione, sopravvivenza. Parole sante. Piccola diagnostica: perchè sei ad allenamento? Perchè non ci sei? C’è qualcosa di più forte della cultura del sopravvivere, del non mollare mai, indipendentemente dal tipo e dal volume delle avversità? Occorre davvero cercare una motivazione per soddisfare il bisogno primordiale di sentirsi realmente sicuri? Al di là dell’allenamento, esiste davvero qualcuno che può non pensare alla propria sicurezza, a 360 gradi, sia essa economica, fisica, emotiva…?

Sincera presa di coscienza, disillusa consapevolezza, ardore nell’impegno. Non ci si può permettere il lusso di sentirsi immuni, non ci si può fermare, non esiste il “proverò”, il “farò del mio meglio”, solo il “posso” ed il “faccio”. Non ci sono nè opzioni, nè scorciatoie, nè compromessi.

In questo contesto, quanto vale investire per la nostra vita o quella di nostro figlio? Tra 4 ore d’allenamento a settimana e un happy hour cosa conta di più? E’ più formativo allenarsi quando si è al top o provare a fare qualcosa anche quando fisicamente si è indisposti? E’ più importante pensare a cosa io penso di te o a trarre il massimo beneficio dall’esperienza della pratica? Priorità, obiettivi, onestà, dedizione, perseveranza, passione, sacrificio, amor proprio, giustizia. Vivere questi concetti rende ottenibile qualsiasi successo.

Il sentimento di sopravvivenza è innato nell’essere umano, ma viene schiacciato dal peso delle comodità, dalle false illusioni e dai credo che adottiamo come scudi. Avete già perso la battaglia? siete già vittime del vostro stesso modo di vivere? Occorre tenacia, grinta, senso del dovere e del sacrificio, voglia di vincere ogni sfida, stringere i denti e sopravvivere alle paure. La formazione necessaria al raggiungimento dell’obiettivo è tutt’altro che comoda, tranquilla e sicura. In strada non si fanno prigionieri, non ci sono sconti o dispense per malattia, non ci si ferma alla 15a ripetizione perchè “alla 20a è impossibile arrivarci”. E’ vero, potrebbe non capitarvi mai nulla, anzi ve lo auguriamo, ma noi ci prepariamo al peggio, alla situazione estrema, al punto di non ritorno.

Quello che sarete domani nella strada è quello che siete oggi in allenamento.

Alla fine dell’articolo mi è venuta in mente una campagna di spot che qualcuno mi ha rubato :)





Protetto: Coltelli e cinema

8 07 2011

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