24×7

1 01 2012

Perchè 24×7? Per ricordarci che, non importa il momento, la nostra prontezza e consapevolezza non possono essere in vancanza o fuori turno.

Qualche sera fa alcuni dei miei allievi hanno avuto la triste quanto utile occasione di assistere in diretta ad un episodio di conflitto abbastanza intenso. Modalità standard: un individuo già al limite evidentemente per altre ragioni si è incendiato con un altro per una assurdità. Nel momento in cui sono arrivato io la situazione era già degenerata ad una fase di crisi piuttosto avanzata, di quelle in cui è comunque ancora possibile interagire verbalmente non tanto per disinnescare il conflitto, ma per “congelarlo” al livello in cui è e permettere all’aggressore l’opzione della ritirata dignitosa (come è poi di fatto avvenuto).

Fortunatamente, la vittima non si è lasciata trascinare dove l’aggressore avrebbe voluto per avere una sorta di pretesto “legittimo” all’azione, e i segnali di pre-contatto erano già molto evidenti, pur mancandone all’appello due fondamentali: l’invasione del risk space e l’interruzione delle comunicazioni verbali. Segnali, questi ultimi, che impongono un intervento difensivo fisico.

Mentre ero lì, dietro il mancato aggressore, libero dalla borsa e a rispettosa distanza di intervento, guardavo i presenti. Tranne due, gente che ha già sentito parlare di difesa personale, alcuni da qualche anno. Questo articolo è per loro, soprattutto, perchè respirano quasi quotidianamente l’applicazione pratica, in analisi di aggressioni reali e conseguenti replicazioni di scenari, dei concetti teorici di cui spesso scrivo, con la consapevolezza che dove la sperimentazione diretta non è possibile, lo sforzo di assimilazione della teoria si decuplica. L’essere presenti, seppur come spettatori, ad un conflitto permette di proiettare sulla situazione le proprie conoscenze, esperienze ed abilità, oltretutto ad un livello di stress basso, tale da non inficiare le nostre capacità cognitive razionali. Una bazza, per l’adepto della Fight Science :)

Quali elementi di gestione del conflitto avete riconosciuto nella situazione? Quali non avete visto?

Innanzi tutto, cosa ha trattenuto l’aggressore dall’attaccare, visto che stava marciando come una locomotiva verso l’ultimo stadio di crisi? L’atteggiamento della vittima, in buona parte. Escludendo un’ingenuità sul pretesto dell’innesco, giustificata peraltro dal fatto che chiunque ci sarebbe cascato vista la futilità, fin dall’inizio dell’escalation il comportamento è sempre stato calibrato in ottica di disinnesco: controllo delle proprie emozioni, astensione dal conflitto verbale, linguaggio del corpo coerente. E nonostante ciò, l’escalation è esplosa nella fase di crisi.

A proposito del cambio di fase, invito chi era presente a riflettere sul’apice della situazione e su cosa sarebbe successo se fosse stata applicata una tattica di assertività, che non è mai solo verbale. Ogni strumento difensivo ha i suoi pro e i suoi contro e porta con sè una serie tale di conseguenze che occorre realmente valutare, prima ed in sede didattica, se i suoi effetti non siano peggio di ciò che accadrebbe non applicandolo. L’assertività verbale va impiegata come prima difesa fisica (al verificarsi dei due segnali mancanti di cui sopra) e non come ultima forma di de-escalation, perchè di fatto è di per se stessa un’aggressione.

Quali manovre di de-escalation potevano essere attuate?

In ogni caso, l’atteggiamento corretto della vittima non ha portato da solo ad una rapida de-escalation, e il fatto che ci sia stato altro conferma che, per quanto preparati e di buona volontà, spesso il risultato preventivo non è garantito nè dipende al 100% da noi. Caso, fortuna e prontezza (e i loro contrari!) contribuiscono in egual misura.

Tra i fattori non dipendenti dalla vittima e dalle sue interazioni con l’aggressore dobbiamo sicuramente considerare:

  • L’ambiente: il contesto, non favorevole all’aggressore come relazione rischio-opportunità-beneficio; i presenti, che oltre ad essere testimoni potevano essere considerati non schierati con l’aggressore (assenza di supporto di un gruppo) e, per la posizione nello scenario, favorevoli alla vittima; la separazione tra vittima e aggressore, data dalla presenza di barriere fisiche, dalla vittima in posizione sopraelevata e dallo schieramento involontario dei presenti.
  • L’aggressore stesso: pluripregiudicato con precedenti specifici, sottoposto ad attenzione speciale da parte delle forze dell’ordine, in “prova di fiducia” presso la sua famiglia, con la volontà di una nuova verginità sociale. In un concetto, poco interesse a far accendere i riflettori su di sè.

L’ultimo punto rimanda violentemente alla gestione degli eventi post-conflitto, che impone di “chiudere il conto” attraverso la messa in campo di tutti gli interventi possibili per minimizzare il rischio di rivittimizzazione (un classico) senza costituire a nostra volta un nuovo motivo di escalation per colpa di azioni interpretate come esagerate e meritevoli di risposta (il rancore di un’umiliazione che porta alla vendetta, altro classico). Anche alla luce di queste considerazioni, l’atteggiamento neutro della vittima e il suo rifiuto implicito alla “gara di ego” se non altro non ha offerto all’aggressore alcun pretesto per rivalse, vendette, affermazioni di orgoglio a fronte di umiliazioni percepite o reali.

Nell’arsenale delle misure post-conflitto possiamo in questo specifico caso considerare tutto quanto rafforzi il potere del gruppo e sanzioni il comportamento antisociale (“se fai così li hai tutti contro”):

  • L’impiego di un mediatore autorevole, attraverso amici comuni con ruolo di leader nei confronti dell’aggressore (in questo caso, i membri della sua famiglia fortemente gerarchizzata).
  • L’attivazione di un deterrente forte, attraverso l’impiego informale  (quando possibile, altrimenti ufficiale), delle forze di Polizia.
  • L’offerta di una via d’uscita dal conflitto, che preservi la dignità dell’aggressore per dimenticare l’episodio e ripristini gli equilibri ed i ruoli precedenti.

Non voglio esaminare in questa sede eventuali altre azioni intimidatorie più border-line, attuabili solo se si è veramente disposti a tutto, in una spirale di violenza con esiti fatali garantiti.

Dato che “pensar male è peccato, ma molto spesso ci si prende” (cit.), vale sicuramente la pena riflettere sul proprio grado di prontezza a rispondere ad eventuali, possibili nuove aggressioni, che essendo premeditate saranno caratterizzate da un vantaggio dell’aggressore decisamente maggiore rispetto all’incidente originario.

Tra le contromisure tattiche più tentatrici, la voglia di girare in un qualche modo armati. Non mi sento di disapprovare, pur ribadendo con forza la necessità di sviluppare ed addestrare una specifica consapevolezza su implicazioni, motivazioni, opportunità, tattiche e conseguenze. Voglio però richiamare l’attenzione sull capacità di riconoscere nell’ambiente oggetti che possano diventare armi, una sorta di estensione del pre-posizionamento dalla casa a qualsiasi posto che possiamo frequentare, e sulla necessità di abituarsi a valutare minacce ed opportunità presenti nel luogo in cui siamo o, meglio, saremo. E come per tutto, l’ideale è farlo prima del momento del bisogno, per costruire un percorso d’allenamento che produca familiarità e confidenza nella propria versatilità tattica.

Senza arrivare a prendere una birra in bottiglia anzichè in bicchiere, “perchè non si sa mai, potrebbe servire” (confesso che lo faccio anch’io!)… :)

Infine, alcune riflessioni per chi era presente all’episodio di cui abbiamo parlato.

Eri pronto al peggio? Se si, come? Qual era il tuo piano?

Hai partecipato al potere deterrente ed alla de-escalation? Come?

Oppure, forse, come spesso accade, “la gente se ne fregava”? Meditate, gente, meditate.





Cena Gymnica

27 11 2011

Mercoledì 14 dicembre alle 21 ci sarà la cena della Gymnica al Boccaccio, a cui io parteciperò. L’allenamento potrebbe essere recuperato in uno dei (o meglio entrambi!) i seguenti modi:
- workout in sala fitness mercoledì 7 ore 19.30.
- training di difesa personale domenica 11 ore 9.
Ci osa non esserci…? :-)





Protetto: BATS: principi

26 11 2011

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Protetto: Gli elementi del metodo DefenseLab

22 11 2011

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Due “nuovi” nati

19 11 2011

Oggi ho preso una decisione… Importante, ma per nulla difficile.

Le ho provate tutte, sono stato buono, severo, antipatico, simpatico, ho proposto cose semplici e cose complesse, momenti di spensieratezza e allenamenti da shock post-traumatico, ma non c’è stato nulla da fare.

A volte occorre intraprendere decisioni forti, per far progredire chi – poverino – fa comunque del proprio meglio, non si risparmia mai, è sempre disponibile e amichevole, vero con se stesso e con gli altri.

Lo dico? Si, lo dico! E’ con orgoglio gigantesco e commozione che annuncio al mondo che DefenseLab ha due nuovi istruttori, che per la loro abnegazione, la passione, per i risultati che ottengono, anche solo semplicemente per come sono loro, sono un esempio da seguire e una fonte costante di motivazione e ispirazione : Loris e Cristian. Due miei fratelli.

Per chi non li conosce, eccoli in alcuni momenti topici della loro storia più recente. Le foto sono cliccabili per vederle ingrandite, se proprio ci tenete. :)

Loris, da sinistra a destra nei ruoli di duro del roadhouse, seduttore seriale e se stesso…

Cristian, il giorno del brevetto da pilota, con un trofeo sottratto ad un aggressore e in un momento che dice di non ricordare…

Infine, eccoci tutti e tre insieme, sul set di uno scenario in cui, nel ruolo di narcotrafficanti, dobbiamo difenderci dall’attacco di una gang di bad girls. Inutile dire che non ci siamo riusciti: questa era la scena finale :)

Voi, ragazzi, sapete quanto io sia esigente e pignolo. Pertanto, AD ALLENARVI e STUDIARE!!! :)





Allenamento del 19-10-11

20 10 2011

L’esercizio nel video seguente ha come obiettivo lo stimolare nel praticante la valutazione critica della capacità di applicazione delle tattiche adottate.

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Si riparte!

27 08 2011

Finalmente ci siamo: il 7 settembre riprendono gli allenamenti di difesa personale!

Ecco alcune delle novità della stagione 2011-2012 di DefenseLab:

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Corsi

Sono felice di confermare che anche per il 2012 i nostri corsi saranno ospitati dal fitness club Gymnica di Alfonsine, in provincia di Ravenna. Gli orari sono:

  • Mercoledì: 20.50 – 22.10.
  • Venerdì: 20.00 – 21.00 e 21.00 – 22.10 (da ottobre solo per il corso avanzato).

Per ogni nuovo iscritto viene fissato un colloquio preliminare, durante il quale si definiscono le date del training individuale, propedeutico agli allenamenti collettivi.

Questo pre-corso, offerto gratuitamente da me, è strutturato così:

  • 1 ora di “Fight Science”, la teoria alla base del nostro modello
  • 1 ora su come è strutturato il metodo d’allenamento DefenseLab.
  • 1 ora sul sistema d’arma “corpo umano”.
  • 1 ora di esercizi di base per gestire attacchi armati

L’accesso al corso avanzato avviene per esame su tutto il programma DefenseLab. Esame che tutti gli allievi in forza al 27/8/2011 sono obbligati a superare :)

Nelle prime settimane, tutto l’orario disponibile verrà dedicato al mega-ripassone generale ed alla costruzione degli obiettivi individuali di miglioramento, due momenti indispensabili sia per gli allievi di lungo corso che per i nuovi.

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Preparazione fisica

Oltre a quanto faremo durante gli allenamenti, sarò disponibile su appuntamento per costruire insieme programmi d’allenamento funzionali alla difesa personale, in collaborazione col team d’istruttori della sala fitness e CrossFit Ravenna.

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Personal training

Anche quest’anno verrà offerta la possibilità di usufruire di sessioni private d’allenamento, costruite ad hoc su obiettivi ed esigenze individuali, relativamente alla preparazione fisica e alla difesa personale. Il personal training è utilissimo sia come processo di miglioramento personale, complementare agli allenamenti collettivi, sia come percorso individuale per coloro che preferiscono questa modalità ai corsi.

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Materiale d’allenamento

Ogni attrezzatura che dovesse rendersi necessaria potrà essere acquistata anche direttamente tramite DefenseLab.

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Attività extra

Per chi ha voglia di fare di più, sono già in programma numerosissime attività nazionali ed internazionali, e non solo per la difesa personale: ci saranno alcune iniziative dedicate al team building, altre saranno lì esclusivamente per divertirsi insieme. E poi sessioni di training e certificazione coi nostri referenti internazionali, addestramenti per forze dell’ordine, e tanto altro che verrà presentato di volta in volta nei briefing pre-allenamento e qui sul sito.

Ci vediamo il 7 settembre, e non mancate alla festa d’inaugurazione del 10 settembre alla Gymnica!.





Protetto: Il modello DefenseLab

22 08 2011

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Nuovo tool per reality check

10 08 2011

Finalmente è arrivato nella famiglia DefenseLab lo Shocknife™, l’unico coltello da allenamento in grado di indurre paura.

In termini tecnici, lo Shocknife™ permette:

  • Biofeedback sensoriale e visivo su dove la lama è venuta a contatto.
  • Miglior consapevolezza tattica nell’allenamento stimolo-risposta
  • Maggior realismo nella replicazione di scenari dinamici
  • Introduzione di alti livelli di stress
Permettete che ve lo presenti:
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Protetto: Competenza e DefenseLab

9 08 2011

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Protetto: Comportamenti di protezione

5 08 2011

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Un altro

3 08 2011

Ecco un altro che non ha capito niente. Cito dalla sua autopresentazione:

Un’ulteriore differenza tra me e gli altri istruttori sta nel fatto che cerchero’ di insegnarti la logica per potere ricordare le tantissime tecniche di difesa che susseguono ad altrettanti tipi di attacco possibili sia a mani nude, attacchi multipli, con uno o due coltelli, con una o piu’ pistole, fucili, bastoni, , all’esterno, in macchina, in ascensore, in discoteca, in pulman, al buio, etc etc..

E’ evidente che non ha mai sentito parlare di reazione da stress di sopravvivenza, isoscele invertito, legge di Hick e tutto ciò che ne consegue sul piano della prontezza mentale, della metodologia d’allenamento e della capacità di risposta fisica.

Attenzione al fumo negli occhi, gente. Ne va della vostra pelle.

Buona estate!





Lo Zen di DefenseLab :)

10 07 2011

Spesso quello che facciamo viene considerato come una delle opzioni in un paniere di attività fisiche, un qualcosa che si fa per “provare”, perchè “lo fa uno che conosco”, perchè “fa moda”, perchè “hanno detto che imparo a menare”, perchè “l’istruttore è carino” , perchè “il mercoledì sera è vuoto”…

La difesa personale non è un corso e non è un’ opzione, è una risposta ad un’intima richiesta. Dobbiamo pretendere da noi stessi di imparare a proteggere noi e i nostri cari. La “carica motivazionale” che spinge a frequentare un corso di difesa personale è ben diversa rispetto a corsi di yoga, spinning o sport marziali.

Richiesta, motivazione, sopravvivenza. Parole sante. Piccola diagnostica: perchè sei ad allenamento? Perchè non ci sei? C’è qualcosa di più forte della cultura del sopravvivere, del non mollare mai, indipendentemente dal tipo e dal volume delle avversità? Occorre davvero cercare una motivazione per soddisfare il bisogno primordiale di sentirsi realmente sicuri? Al di là dell’allenamento, esiste davvero qualcuno che può non pensare alla propria sicurezza, a 360 gradi, sia essa economica, fisica, emotiva…?

Sincera presa di coscienza, disillusa consapevolezza, ardore nell’impegno. Non ci si può permettere il lusso di sentirsi immuni, non ci si può fermare, non esiste il “proverò”, il “farò del mio meglio”, solo il “posso” ed il “faccio”. Non ci sono nè opzioni, nè scorciatoie, nè compromessi.

In questo contesto, quanto vale investire per la nostra vita o quella di nostro figlio? Tra 4 ore d’allenamento a settimana e un happy hour cosa conta di più? E’ più formativo allenarsi quando si è al top o provare a fare qualcosa anche quando fisicamente si è indisposti? E’ più importante pensare a cosa io penso di te o a trarre il massimo beneficio dall’esperienza della pratica? Priorità, obiettivi, onestà, dedizione, perseveranza, passione, sacrificio, amor proprio, giustizia. Vivere questi concetti rende ottenibile qualsiasi successo.

Il sentimento di sopravvivenza è innato nell’essere umano, ma viene schiacciato dal peso delle comodità, dalle false illusioni e dai credo che adottiamo come scudi. Avete già perso la battaglia? siete già vittime del vostro stesso modo di vivere? Occorre tenacia, grinta, senso del dovere e del sacrificio, voglia di vincere ogni sfida, stringere i denti e sopravvivere alle paure. La formazione necessaria al raggiungimento dell’obiettivo è tutt’altro che comoda, tranquilla e sicura. In strada non si fanno prigionieri, non ci sono sconti o dispense per malattia, non ci si ferma alla 15a ripetizione perchè “alla 20a è impossibile arrivarci”. E’ vero, potrebbe non capitarvi mai nulla, anzi ve lo auguriamo, ma noi ci prepariamo al peggio, alla situazione estrema, al punto di non ritorno.

Quello che sarete domani nella strada è quello che siete oggi in allenamento.

Alla fine dell’articolo mi è venuta in mente una campagna di spot che qualcuno mi ha rubato :)





Protetto: Coltelli e cinema

8 07 2011

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“SPEAR System Applications for Personal Defense”

25 06 2011

Uno dei miei video preferiti sullo SPEAR System.
Tony sara’ a Milano a meta’ luglio per due workshop: http://defenselab.org/2011/04/18/tony-milano/ per ogni info.








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