Prossime attività

13 05 2012

Riportiamo di seguito un mini-calendario delle prossime attività.

(aggiornamento del 23/05)

Maggio:

  • Me 16: sala pesi, mattino (personal training) – Allenamento DefenseLab advanced, h.21-23 (Striking: generazione di potenza, bersaglio, distanza, movimento).
  • Gi 17: sala pesi h. 18-21: personal training e assistenza in sala.
  • Ve 18: sala pesi h. 18-21: personal training e assistenza in sala.
  • Do 20: stage Krav Maga con Itay Gil a Roma.
  • Lu 21: sala pesi, mattino (personal training).
  • Gi 24: sala pesi, pranzo (personal training).
  • Ve 25: allenamento DefenseLab advanced, h.20-21.30 (Striking: reiterazioni, combinazioni, strike-first).
  • Sa 26: sala pesi, mattino (personal training).
  • Me 30: sala pesi, pomeriggio (personal training) – Allenamento DefenseLab advanced, h.21-23 (Striking: performance, acclimatamento, LLST).
  • Gi 31: sala pesi (da confermare)

Giugno:

  • Sala pesi: personal training e assistenza in sala (date da definire).
  • Allenamenti DefenseLab advanced, tutti i mercoledì 21-23 (Striking: applicazioni contro armi e aggressori multipli, HLST. Controlli. Distanza in funzione della tattica e vice versa. All’aperto: replicazione di un’aggressione reale in contesto notturno).
  • Seminari DefenseLab: elementi tecnici di base (domenica mattina, data da definire, 4 ore).
  • 18: seminario di Keysi Fighting Method a Milano (in attesa di conferma).
  • 23: seminario di Keysi Fighting Method a Montecatini

Luglio:

  • Sala pesi: personal training e assistenza in sala.
  • Allenamenti DefenseLab advanced: su appuntamento.
  • Seminari DefenseLab: scenario replication (domenica, data da definire, 4 ore, advanced home invasion).
  • Canyoning in Val Trebbia oppure Survival Trekking nelle Foreste Casentinesi (da definire).

Agosto:

  • Sala pesi: personal training e assistenza in sala (date da definire).

Abbiamo in cantiere altre attività e seminari internazionali, che pubblicheremo non appena definiti. Stay tuned!





Seminari

28 04 2012

Oltre ai seminari che stiamo organizzando a partire da giugno, DefenseLab parteciperà da “studente” ad alcuni eventi. Ecco le prossime opportunità:

  • Open seminar di Keysi Fighting Method con Justo Dieguez Serrano (uno dei fondatori) e Maurizio Zuppa (responsabile Italia) a Montecatini Terme (23/6 15-18).
  • Seminario di Krav Maga con Itay Gil a Roma (20/5 9-17).

Per chi non conosce il KFM o Itay Gil, su YouTube ci sono un’infinità di video che danno un’idea dei rispettivi metodi.

Ho già la maggior parte delle informazioni relative a costi, trasferte, ecc. Contattami (Paolo) se vuoi essere dei nostri.

Presto le info del seminario base DefenseLab di giugno, il primo di 3 eventi dedicati ai fondamenti della difesa personale.





Allenamenti

15 04 2012

Nei giorni scorsi avevo preannunciato qualche novità per i prossimi mesi. Eccole qui di seguito!

  • Corsi base: a fine aprile si conclude il corso. Tranquilli, non significa che non si farà più! Per come strutturo l’allenamento, semplicemente non ha senso “rischiare” di avere persone nuove in un corso che sta per concludere la stagione didattica standard. Infatti, dopo i mesi canonici, in estate lavoriamo in approfondimento e perfezionamento di svariati argomenti che concordo con i miei allievi più avanzati. La stessa tempistica d’allenamento cambia. A settembre ripartirà un nuovo corso base, in parallelo alle attività avanzate, per mettere a proprio agio chi non se la sente di buttarsi nell’arena con le mie bestie inferocite :) La disponibilità per gli allievi di base proseguirà in ottica di allenamenti individuali e sessioni di personal training, insieme ai miei due fidi Loris e Cristian. In più, (vedi oltre) organizzerò due stage per chi vuole iniziare da zero, o ripassare, o semplicemente mettere in discussione le proprie abilità.
  • Allievi avanzati: “allievi”… mah, ormai è stretto chiamarli così… Da maggio a settembre, organizzeremo i nostri allenamenti in modo da massimizzare la presenza e la “comodità” d’orario. Da un lato, avremo più disponibilità di sale, dato che altri corsi si fermano, dall’altro dovremo necessariamente sviluppare alcune attività “mobili”, in contesti non simulati e al di fuori della palestra. A tendere, elimineremo l’ora del mercoledì (o riusciamo a farne 2 di fila, o concentriamo in un altro giorno) per ottimizzare i tempi. Non vorrei comunque scendere sotto le 4 ore settimanali (vale anche una sola attività di 4 ore, tipo uno stage). Come ho accennato durante gli ultimi allenamenti, lavoreremo prevalentemente sullo sviluppo ed il miglioramento della capacità tattica personale, in modo da perfezionare le abilità ed intervenire in modo radicale sulle aree di miglioramento individuali. Questa scelta è ovviamente legata ai risultati eccellenti che sto ottenendo con le mie cavie… Scenari, scenari, e scenari, con un’importante after-action review di come li abbiamo gestiti per ragionare insieme sugli interventi correttivi. Abbiamo inoltre un paio di “cosette” complementari da sviluppare, alcune in poligono, altre in una gola in montagna, altre in acqua, una in aria (Cri), un paio di notte tra i boschi, …
  • Seminari: molto probabilmente organizzerò un paio di seminari di base sui fondamentali ed un paio avanzati su scenari. A presto qualche notizia in più.
  • Formazione: parteciperemo ad alcuni seminari internazionali. Oltre a viaggi ormai certi come quello da Mark MacYoung, sto verificando le date di Tony Blauer, Mick Coup, Richard Dimitri e – la speranza è l’ultima a morire – Sammy Franco, con particolare attenzione all’economicità logistica delle trasferte (qualcuno si ricorda ancora le notti in 4 in una Punto…). Ho alcuni altri nomi che sto monitorando, ma raramente capitano in Europa… Vedremo! Contattatemi se siete interessati a partecipare: con le compagnie low cost, non è un’opzione da scartare a priori.
  • Training: al 90% sarò più presente in sala pesi, sempre alla Gymnica, per seguire l’allenamento non solo dei miei allievi, ma di chiunque abbia la seria intenzione di raggiungere i propri obiettivi di fitness :)

 





Protezione torace High Gear in vendita!

1 04 2012

Ho messo in vendita una protezione per torace High Gear originale, taglia XL, mai usata a causa di un errore di taglia.

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Arti marziali e difesa personale

1 04 2012

A breve finirà la maggior parte dei “corsi” di arti marziali declinate in ottica di difesa personale, e se l’indottrinamento non è avvenuto con successo, se la gratificazione della comfort zone non è stata del tutto efficace, molti dei praticanti si troveranno nella condizione di volersi guardare intorno per trovare qualcosa che soddisfi le proprie necessità.

Innanzi tutto, non dimentichiamo il vero obiettivo: chi cerca difesa personale lo fa per acquisire un grado sufficiente di capacità di autoprotezione e di tutela delle persone più vicine. Anche considerando l’andamento della criminalità, esaminato non tanto in base ai casi di cronaca, spesso sensazionalistici e con secondi fini, ma attraverso la fredda statistica, acquisire capacità difensiva preventiva e reattiva è ormai fondamentale e prioritario, direi quasi obbligatorio.

Nella valutazione di un percorso didattico, sia esso un seminario o un corso, esistono una serie di aspetti didattici e d’allenamento senza i quali non si può nemmeno parlare di difesa personale.

In generale, “arte marziale”  – e con questo termine comprendo anche il krav maga – non significa necessariamente difesa personale reale e per tutti. Già il fatto di dover aggiungere il suffisso “reale” mi da fastidio, perchè non dovrebbe esistere una difesa personale fasulla, come invece accade nella stragrande maggioranza dei casi.

L’arte marziale si basa su un set molto esteso di “basi” e di tecniche codificate. Il dominio del reale, se mai avviene, capita “incidentalmente”, attraverso la sintesi di infiniti micro-esempi (“modello intrinseco”). Spesso viene proposto un catalogo di scenari anacronistici e decontestualizzati (come la presa al polso, la difesa da carabina, ecc.), con la scusa che contengono comunque un insegnamento applicabile universalmente. Per l’arte marziale, il percorso è lungo, sviluppato in un ambiente protetto attraverso “l’atto di fede” del copiare ciò che ci viene proposto.

La difesa personale, invece, porta alla luce ciò che inconsciamente già conosciamo, le nostre abilità naturali, che vengono poi valorizzate attraverso un’opera di raffinazione ed ottimizzazione. Mira immediatamente al dominio di scenari reali, fondando il successo sulla competenza, sull’esperienza (nel senso di sperimentazione, non di anni di gavetta!) e sulla conoscenza di ciò che è uno scontro vero, in scenari estremi, ma sempre realistici e probabili. Per la difesa personale, non c’è tempo da perdere, perchè ogni giorno siamo concretamente a rischio. E’ un percorso scomodo, fatto continuamente di sfide, dove ogni successo apre le porte ad una sfida ancora più intensa, dove il “sapere” è fondato su esperienze di sucesso in un ambito in cui tutti fanno di tutto per ostacolarci in esse.

Il mio obiettivo personale di istruttore è che ogni minuto speso nell’allenamento produca un risultato nella capacità difensiva.

Oltre a questi, che sono prettamente inerenti il sapersi difendere, esistono altri fattori, trasversali e validi per ogni disciplina, che dovrebbero far sentire odore di “sola”. Ad esempio:

  • La “sindrome del tesserino”: l’enfasi posta sul “marchio”, sulla commercializzazione, sulla qualità garantita dall’associazionismo.
  • La “sindrome della divisa”: la valorizzazione dell’ego attraverso segni distintivi (come la divisa appunto), il brand, l’appartenenza, l’elitarismo, il “noi in confronto agli altri”.
  • L’utilizzo di sistemi di valutazione della performance che fanno riferimento all’interno della cerchia e non a chi fa la stessa cosa ma in ambito diverso. La mancanza di autocritica.
  • La cultura del non-risultato, che nell’ottenimento degli obiettivi propone l’elevazione a sistema di metodi antitetici e criticati negli altri. Ad esempio: benessere fisico attraverso l’uso di anabolizzanti, antidolorifici, ortopedici e fisioterapisti, oppure un sistema di difesa personale reale basato su tecniche, abilità motorie complesse e accondiscendenza.
  • L’accreditamento attraverso casi illustri, come il giustificare l’efficacia per l’utente generico a fronte dell’adozione da parte di utenti iper-specialistici.
  • Il veicolare il servizio attraverso le aspettative, le percezioni autoreferenziali e l’immaginario dell’utente, e non attraverso una valutazione obiettiva ed oggettiva di ciò di cui ha bisogno.
  • Il nascondere l’incompetenza per mezzo dell’umiltà, il dimostrare la propria validità in base all’aspettativa ed agli stereotipi di chi ci osserva.

L’elenco potrebbe proseguire, ma è sufficiente frequentare qualche lezione di prova in giro ed osservare con spirito critico, per estenderlo da soli.

In ambito difesa personale, considero due aspetti assurdamente e pateticamente odiosi.

Il primo è il voler far dedurre che “se un sistema è adottato dai corpi militari, figurarsi se non è micidiale ed efficace per una persona qualunque”. Chiunque abbia avuto un minimo a che fare con l’addestramento specialistico di forze militari o forze dell’ordine sa che in realtà viene dato valore all’esatto contrario! Se una cosa funziona per chi non è specialista, non abituato a gestire la violenza, allora è sicuramente efficace anche per un soldato o un agente di polizia.

Il secondo aspetto è lo spingere a valutare l’efficacia di un metodo in base al numero di praticanti, quando analizzando (e nemmeno tanto bene) ciò che viene proposto emerge palese che non si tratta di difesa personale, ma di qualcosa travestito da essa.

Ogni volta che valutiamo una tattica, un corso, un istruttore, chiediamoci sempre: tutto ciò mi rende in grado di difendermi e difendere i miei cari da più aggressori, armati, in un contesto in cui non mi aspettavo l’attacco? La più grande conferma che ho ottenuto in questi anni, al di là di ogni aspetto professionale scontato, è il vedere l’espressione di chi si presenta in allenamento la prima volta e vuole provare senza aver fatto prima la famosa chiacchierata e le quattro lezioni individuali…

Per far crollare la più splendida delle intenzioni basta che qualcuno si metta casco e protezioni, che ci si trovi in debito d’ossigeno, in qualche modo blandamente sotto scacco fisico ed emotivo.

Ecco allora affiorare milioni di scuse standard, che vanno dall’orario agli acciacchi fisici, dalle altre priorità all’aperitivo del venerdì sera.

Di fronte a queste scuse non dimenticherò mai l’esempio di due “maestri”. Uno era effettivamente un mio istruttore, che si allenava da malato per sapere come avrebbe funzionato il suo corpo in quel caso, quali strumenti gli avrebbe permesso di utilizzare. L’altro esempio venne da una mia allieva, che prima di iniziare gli allenamenti mi informò di cosa dovevo fare se avesse perso i sensi, vittima di una crisi dovuta ad una sua patologia. Ho un amico che si allena pur essendo paraplegico, perchè sa di avere bisogno più degli altri di sapere cosa fare. Questa è motivazione. E’ assenza di motivazione invece il non poter prendere colpi al viso, un problema articolare ed altre amenità del genere, specie quando si hanno sott’occhio esempi di successo pur con i medesimi “problemi”.

E come ogni tanto mi piace ribadire, la vera motivazione può venire solo da dentro di noi, contestuale e direttamente riferita a ciò che facciamo. Grazie alla mancanza di volontà nell’affrontare il problema per come è e con gli strumenti che ne derivano, fioriscono i corsi scadenti.

Fatevi delle domande e ricordatevelo sempre: non si fa difesa personale “tanto per fare movimento”, nè è vero che “comunque un’infarinatura serve”, perchè primo state perdendo tempo qualunque sia il vostro obiettivo (sia esso fisico o sociale), secondo state creando inconsciamente false sicurezze che, nel malaugurato momento del bisogno, vi lascieranno fatalmente a piedi.





Scenario n° 2

3 03 2012

Ultimamente non pubblico tanto spesso notizie di cronaca nera: ce ne sono talmente tante che il blog diventerebbe una testata giornalistica. Ecco però qualcosa che ha direttamente a che fare con le strategie di protezione personale, un triste esempio di cosa significhi “mai permettere il secondo scenario”, quello in cui l’aggressore, dopo un iniziale scenario a sufficiente rapporto rischio/opportunità, massimizza il proprio vantaggio tattico portandoci in un contesto a lui più congeniale. Tra le regole ferree, se reazione ci deve essere, questa deve avvenire nel primo scenario, ed essa deve essere tale da evitare (quasi) ad ogni costo che lo scenario – inteso come relazioni tra ambiente e persone - cambi a favore dell’aggressore.

10:58 – Un uomo di 38 anni, Luca Rosi, è stato ucciso a colpi di pistola durante una rapina in villa alla periferia di Perugia. L’abitazione si trova in località Ramazzano. Secondo una prima ricostruzione a compiere la rapina tre giovani ora ricercati. L’uomo, figlio del proprietario della casa, ha cercato di reagire alla rapina ma è stato colpito mortalmente da almeno quattro proiettili sparati dai malviventi. Indagano i carabinieri.

Secondo una prima ricostruzione fatta dai militari, tre malviventi, armati, hanno assaltato la villa isolata entrando da una porta-finestra. Il proprietario non c’era. Nell’abitazione, invece, la moglie del proprietario, il figlio 38enne con la compagna e un bambino di otto anni, figlio di una sorella dell’uomo ucciso. Il piccolo, rimasto illeso ha assistito all’omicidio dello zio.

I quattro erano stati legati. Per ragioni oggetto di indagini Rosi, di professione bancario, avrebbe tentato di reagire, scatenando la barbara ira dei rapinatori: quattro colpi di pistola in diverse parti del corpo lo hanno raggiunto uccidendolo. Ora è caccia all’uomo in tutta la provincia di Perugia e oltre per scovare i delinquenti.

I carabinieri stanno anche cercando di stabilire se ci siano collegamenti con un’altra rapina in villa compiuta sempre alla periferia di Perugia alcune settimane fa durante la quale una donna venne violentata.

Il sindaco di Perugia: violenza bestiale

“La nostra comunità è stata ferita da un atto di violenza bestiale e inaudita, tanto che facciamo fatica ad associarlo all’immagine di quel territorio”: è quanto sottolinea il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali. ”Il primo sentimento – afferma Boccali – è certamente di vicinanza alle vittime, a quella famiglia, a tutta la gente di Ramazzano. Subito dopo, emerge fortissima la richiesta di giustizia, perch‚ criminali simili non possono restare liberi, e naturalmente dobbiamo ragionare con le forze dell’ordine su come garantire sicurezza a questi piccoli centri e abitazioni isolate che possono diventare – conclude il sindaco – facili prede di bande di rapinatori”.

Le parole del sindaco poi richiamano un altro aspetto, relativo alle politiche di controllo sociale: siamo sempre impreparati, a livello di sistema, a gestire e fronteggiare il crimine. In altre parole, è sempre peggio di quello che pensiamo. Solo nel paese in cui vivo, cittadina rurale di 8.000 abitanti, in parallelo ai classici crimini contro la proprietà (tra cui – a torto – è inclusa anche l’invasione domestica), stanno emergendo con crescita esponenziale reati contro la persona.

La violenza non è poi così lontana dal nostro vivere quotidiano ed è imperativo essere pronti a riceverla, gestirla e respingerla, per noi stessi e le persone a noi vicine.

Stay safe!

 





24×7

1 01 2012

Perchè 24×7? Per ricordarci che, non importa il momento, la nostra prontezza e consapevolezza non possono essere in vancanza o fuori turno.

Qualche sera fa alcuni dei miei allievi hanno avuto la triste quanto utile occasione di assistere in diretta ad un episodio di conflitto abbastanza intenso. Modalità standard: un individuo già al limite evidentemente per altre ragioni si è incendiato con un altro per una assurdità. Nel momento in cui sono arrivato io la situazione era già degenerata ad una fase di crisi piuttosto avanzata, di quelle in cui è comunque ancora possibile interagire verbalmente non tanto per disinnescare il conflitto, ma per “congelarlo” al livello in cui è e permettere all’aggressore l’opzione della ritirata dignitosa (come è poi di fatto avvenuto).

Fortunatamente, la vittima non si è lasciata trascinare dove l’aggressore avrebbe voluto per avere una sorta di pretesto “legittimo” all’azione, e i segnali di pre-contatto erano già molto evidenti, pur mancandone all’appello due fondamentali: l’invasione del risk space e l’interruzione delle comunicazioni verbali. Segnali, questi ultimi, che impongono un intervento difensivo fisico.

Mentre ero lì, dietro il mancato aggressore, libero dalla borsa e a rispettosa distanza di intervento, guardavo i presenti. Tranne due, gente che ha già sentito parlare di difesa personale, alcuni da qualche anno. Questo articolo è per loro, soprattutto, perchè respirano quasi quotidianamente l’applicazione pratica, in analisi di aggressioni reali e conseguenti replicazioni di scenari, dei concetti teorici di cui spesso scrivo, con la consapevolezza che dove la sperimentazione diretta non è possibile, lo sforzo di assimilazione della teoria si decuplica. L’essere presenti, seppur come spettatori, ad un conflitto permette di proiettare sulla situazione le proprie conoscenze, esperienze ed abilità, oltretutto ad un livello di stress basso, tale da non inficiare le nostre capacità cognitive razionali. Una bazza, per l’adepto della Fight Science :)

Quali elementi di gestione del conflitto avete riconosciuto nella situazione? Quali non avete visto?

Innanzi tutto, cosa ha trattenuto l’aggressore dall’attaccare, visto che stava marciando come una locomotiva verso l’ultimo stadio di crisi? L’atteggiamento della vittima, in buona parte. Escludendo un’ingenuità sul pretesto dell’innesco, giustificata peraltro dal fatto che chiunque ci sarebbe cascato vista la futilità, fin dall’inizio dell’escalation il comportamento è sempre stato calibrato in ottica di disinnesco: controllo delle proprie emozioni, astensione dal conflitto verbale, linguaggio del corpo coerente. E nonostante ciò, l’escalation è esplosa nella fase di crisi.

A proposito del cambio di fase, invito chi era presente a riflettere sul’apice della situazione e su cosa sarebbe successo se fosse stata applicata una tattica di assertività, che non è mai solo verbale. Ogni strumento difensivo ha i suoi pro e i suoi contro e porta con sè una serie tale di conseguenze che occorre realmente valutare, prima ed in sede didattica, se i suoi effetti non siano peggio di ciò che accadrebbe non applicandolo. L’assertività verbale va impiegata come prima difesa fisica (al verificarsi dei due segnali mancanti di cui sopra) e non come ultima forma di de-escalation, perchè di fatto è di per se stessa un’aggressione.

Quali manovre di de-escalation potevano essere attuate?

In ogni caso, l’atteggiamento corretto della vittima non ha portato da solo ad una rapida de-escalation, e il fatto che ci sia stato altro conferma che, per quanto preparati e di buona volontà, spesso il risultato preventivo non è garantito nè dipende al 100% da noi. Caso, fortuna e prontezza (e i loro contrari!) contribuiscono in egual misura.

Tra i fattori non dipendenti dalla vittima e dalle sue interazioni con l’aggressore dobbiamo sicuramente considerare:

  • L’ambiente: il contesto, non favorevole all’aggressore come relazione rischio-opportunità-beneficio; i presenti, che oltre ad essere testimoni potevano essere considerati non schierati con l’aggressore (assenza di supporto di un gruppo) e, per la posizione nello scenario, favorevoli alla vittima; la separazione tra vittima e aggressore, data dalla presenza di barriere fisiche, dalla vittima in posizione sopraelevata e dallo schieramento involontario dei presenti.
  • L’aggressore stesso: pluripregiudicato con precedenti specifici, sottoposto ad attenzione speciale da parte delle forze dell’ordine, in “prova di fiducia” presso la sua famiglia, con la volontà di una nuova verginità sociale. In un concetto, poco interesse a far accendere i riflettori su di sè.

L’ultimo punto rimanda violentemente alla gestione degli eventi post-conflitto, che impone di “chiudere il conto” attraverso la messa in campo di tutti gli interventi possibili per minimizzare il rischio di rivittimizzazione (un classico) senza costituire a nostra volta un nuovo motivo di escalation per colpa di azioni interpretate come esagerate e meritevoli di risposta (il rancore di un’umiliazione che porta alla vendetta, altro classico). Anche alla luce di queste considerazioni, l’atteggiamento neutro della vittima e il suo rifiuto implicito alla “gara di ego” se non altro non ha offerto all’aggressore alcun pretesto per rivalse, vendette, affermazioni di orgoglio a fronte di umiliazioni percepite o reali.

Nell’arsenale delle misure post-conflitto possiamo in questo specifico caso considerare tutto quanto rafforzi il potere del gruppo e sanzioni il comportamento antisociale (“se fai così li hai tutti contro”):

  • L’impiego di un mediatore autorevole, attraverso amici comuni con ruolo di leader nei confronti dell’aggressore (in questo caso, i membri della sua famiglia fortemente gerarchizzata).
  • L’attivazione di un deterrente forte, attraverso l’impiego informale  (quando possibile, altrimenti ufficiale), delle forze di Polizia.
  • L’offerta di una via d’uscita dal conflitto, che preservi la dignità dell’aggressore per dimenticare l’episodio e ripristini gli equilibri ed i ruoli precedenti.

Non voglio esaminare in questa sede eventuali altre azioni intimidatorie più border-line, attuabili solo se si è veramente disposti a tutto, in una spirale di violenza con esiti fatali garantiti.

Dato che “pensar male è peccato, ma molto spesso ci si prende” (cit.), vale sicuramente la pena riflettere sul proprio grado di prontezza a rispondere ad eventuali, possibili nuove aggressioni, che essendo premeditate saranno caratterizzate da un vantaggio dell’aggressore decisamente maggiore rispetto all’incidente originario.

Tra le contromisure tattiche più tentatrici, la voglia di girare in un qualche modo armati. Non mi sento di disapprovare, pur ribadendo con forza la necessità di sviluppare ed addestrare una specifica consapevolezza su implicazioni, motivazioni, opportunità, tattiche e conseguenze. Voglio però richiamare l’attenzione sull capacità di riconoscere nell’ambiente oggetti che possano diventare armi, una sorta di estensione del pre-posizionamento dalla casa a qualsiasi posto che possiamo frequentare, e sulla necessità di abituarsi a valutare minacce ed opportunità presenti nel luogo in cui siamo o, meglio, saremo. E come per tutto, l’ideale è farlo prima del momento del bisogno, per costruire un percorso d’allenamento che produca familiarità e confidenza nella propria versatilità tattica.

Senza arrivare a prendere una birra in bottiglia anzichè in bicchiere, “perchè non si sa mai, potrebbe servire” (confesso che lo faccio anch’io!)… :)

Infine, alcune riflessioni per chi era presente all’episodio di cui abbiamo parlato.

Eri pronto al peggio? Se si, come? Qual era il tuo piano?

Hai partecipato al potere deterrente ed alla de-escalation? Come?

Oppure, forse, come spesso accade, “la gente se ne fregava”? Meditate, gente, meditate.





Cena Gymnica

27 11 2011

Mercoledì 14 dicembre alle 21 ci sarà la cena della Gymnica al Boccaccio, a cui io parteciperò. L’allenamento potrebbe essere recuperato in uno dei (o meglio entrambi!) i seguenti modi:
- workout in sala fitness mercoledì 7 ore 19.30.
- training di difesa personale domenica 11 ore 9.
Ci osa non esserci…? :-)





Protetto: BATS: principi

26 11 2011

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Protetto: Gli elementi del metodo DefenseLab

22 11 2011

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Due “nuovi” nati

19 11 2011

Oggi ho preso una decisione… Importante, ma per nulla difficile.

Le ho provate tutte, sono stato buono, severo, antipatico, simpatico, ho proposto cose semplici e cose complesse, momenti di spensieratezza e allenamenti da shock post-traumatico, ma non c’è stato nulla da fare.

A volte occorre intraprendere decisioni forti, per far progredire chi – poverino – fa comunque del proprio meglio, non si risparmia mai, è sempre disponibile e amichevole, vero con se stesso e con gli altri.

Lo dico? Si, lo dico! E’ con orgoglio gigantesco e commozione che annuncio al mondo che DefenseLab ha due nuovi istruttori, che per la loro abnegazione, la passione, per i risultati che ottengono, anche solo semplicemente per come sono loro, sono un esempio da seguire e una fonte costante di motivazione e ispirazione : Loris e Cristian. Due miei fratelli.

Per chi non li conosce, eccoli in alcuni momenti topici della loro storia più recente. Le foto sono cliccabili per vederle ingrandite, se proprio ci tenete. :)

Loris, da sinistra a destra nei ruoli di duro del roadhouse, seduttore seriale e se stesso…

Cristian, il giorno del brevetto da pilota, con un trofeo sottratto ad un aggressore e in un momento che dice di non ricordare…

Infine, eccoci tutti e tre insieme, sul set di uno scenario in cui, nel ruolo di narcotrafficanti, dobbiamo difenderci dall’attacco di una gang di bad girls. Inutile dire che non ci siamo riusciti: questa era la scena finale :)

Voi, ragazzi, sapete quanto io sia esigente e pignolo. Pertanto, AD ALLENARVI e STUDIARE!!! :)





Allenamento del 19-10-11

20 10 2011

L’esercizio nel video seguente ha come obiettivo lo stimolare nel praticante la valutazione critica della capacità di applicazione delle tattiche adottate.

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Si riparte!

27 08 2011

Finalmente ci siamo: il 7 settembre riprendono gli allenamenti di difesa personale!

Ecco alcune delle novità della stagione 2011-2012 di DefenseLab:

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Corsi

Sono felice di confermare che anche per il 2012 i nostri corsi saranno ospitati dal fitness club Gymnica di Alfonsine, in provincia di Ravenna. Gli orari sono:

  • Mercoledì: 20.50 – 22.10.
  • Venerdì: 20.00 – 21.00 e 21.00 – 22.10 (da ottobre solo per il corso avanzato).

Per ogni nuovo iscritto viene fissato un colloquio preliminare, durante il quale si definiscono le date del training individuale, propedeutico agli allenamenti collettivi.

Questo pre-corso, offerto gratuitamente da me, è strutturato così:

  • 1 ora di “Fight Science”, la teoria alla base del nostro modello
  • 1 ora su come è strutturato il metodo d’allenamento DefenseLab.
  • 1 ora sul sistema d’arma “corpo umano”.
  • 1 ora di esercizi di base per gestire attacchi armati

L’accesso al corso avanzato avviene per esame su tutto il programma DefenseLab. Esame che tutti gli allievi in forza al 27/8/2011 sono obbligati a superare :)

Nelle prime settimane, tutto l’orario disponibile verrà dedicato al mega-ripassone generale ed alla costruzione degli obiettivi individuali di miglioramento, due momenti indispensabili sia per gli allievi di lungo corso che per i nuovi.

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Preparazione fisica

Oltre a quanto faremo durante gli allenamenti, sarò disponibile su appuntamento per costruire insieme programmi d’allenamento funzionali alla difesa personale, in collaborazione col team d’istruttori della sala fitness e CrossFit Ravenna.

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Personal training

Anche quest’anno verrà offerta la possibilità di usufruire di sessioni private d’allenamento, costruite ad hoc su obiettivi ed esigenze individuali, relativamente alla preparazione fisica e alla difesa personale. Il personal training è utilissimo sia come processo di miglioramento personale, complementare agli allenamenti collettivi, sia come percorso individuale per coloro che preferiscono questa modalità ai corsi.

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Materiale d’allenamento

Ogni attrezzatura che dovesse rendersi necessaria potrà essere acquistata anche direttamente tramite DefenseLab.

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Attività extra

Per chi ha voglia di fare di più, sono già in programma numerosissime attività nazionali ed internazionali, e non solo per la difesa personale: ci saranno alcune iniziative dedicate al team building, altre saranno lì esclusivamente per divertirsi insieme. E poi sessioni di training e certificazione coi nostri referenti internazionali, addestramenti per forze dell’ordine, e tanto altro che verrà presentato di volta in volta nei briefing pre-allenamento e qui sul sito.

Ci vediamo il 7 settembre, e non mancate alla festa d’inaugurazione del 10 settembre alla Gymnica!.





Protetto: Il modello DefenseLab

22 08 2011

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Nuovo tool per reality check

10 08 2011

Finalmente è arrivato nella famiglia DefenseLab lo Shocknife™, l’unico coltello da allenamento in grado di indurre paura.

In termini tecnici, lo Shocknife™ permette:

  • Biofeedback sensoriale e visivo su dove la lama è venuta a contatto.
  • Miglior consapevolezza tattica nell’allenamento stimolo-risposta
  • Maggior realismo nella replicazione di scenari dinamici
  • Introduzione di alti livelli di stress
Permettete che ve lo presenti:
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