45° Rapporto Censis

2 01 2012

“Le tante forme della violenza quotidiana. Una indagine del Censis fotografa bene un clima sociale in cui si afferma con forza la primazia dell’io e la convinzione che le regole abbiano un peso relativo. L’85,5% degli italiani si arroga il diritto di essere il giudice unico dei propri comportamenti, affermando il primato della coscienza individuale. Il 67,6% ritiene che le regole non devono soffocare la libertà personale. Una libertà che può arrivare anche all’utilizzo delle cattive maniere per difendersi da quello che si considera un sopruso (la pensa così il 51,4%). Anche perché, se non ci si fa rispettare, non si riuscirà mai a ottenere il rispetto altrui (secondo il 70,7%). Aumenta così il conflitto. Tra il luglio 2010 e il giugno 2011 si sono svolte 241 manifestazioni di piazza con disordini, il 53,5% in più rispetto all’anno precedente, con un totale di 556 persone ferite, 1.486 denunciati e 100 arrestati.”

Dal 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, dicembre 2011.





Aggiornamento sulla violenza verso le donne

16 06 2011

(di Angela Abbrescia, ANSA.it)

ROMA – Aumentano in Italia le denunce, e le richieste di aiuto, per violenza sessuale e stalking: un po’ per una maggiore consapevolezza delle vittime, ma anche perché il fenomeno della violenza nei confronti delle donne è in crescita. In una società sempre più aggressiva e stressata, le donne – ancora soggetto debole, soprattutto nelle relazioni – diventano facile bersaglio. “Ostaggi” non solo di mariti e fidanzati violenti ma anche della storica attitudine a sentirsi colpevoli. A testimoniarlo c’é la ricerca annuale di Telefono Rosa, che da anni aiuta le donne vittime di violenza. In un anno, hanno spiegato oggi presentando i dati ricavati dall’analisi delle 1.749 donne che si sono rivolte all’associazione nel 2010, le “denunce”, o meglio le richieste di aiuto a Telefono Rosa per violenze fisiche sono aumentate dal 23% al 40%, di violenze psicologiche dal 31% al 38%, di minacce dal 13% al 19%.

Una violenza che insorge durante il matrimonio nel 36% dei casi, nel 13% nella convivenza, nel 3% durante la gravidanza, nel 6% alla nascita dei figli e continuano ripetutamente nel tempo, nel 14% dei casi, anche dopo la separazione prefigurando il reato di stalking. E infatti le richieste di aiuto per stalking sono aumentate, passando dal 6% al 9%, con un incremento dell’insorgenza della violenza dopo la separazione (dal 7% all’11%), “a testimonianza del fatto che il partner non vuole perdere possesso della vittima” ha spiegato Maria Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. E quindi ecco le minacce, gli insulti, gli appostamenti, i pedinamenti, le telefonate continue, gli sms a raffica. Difficile individuare un profilo preciso delle vittime: sono impiegate (22%), casalinghe (13%), disoccupate (20%), libere professioniste (5%), operaie (7%). Di diversa nazionalità anche se per la maggior parte italiane. Il 74% possiede un titolo di studio superiore, il 43% è coniugata ma molte convivono.

Il 76% ha figli, per lo più piccoli: il 34% di età 0-8 anni e il 31% 9-17 anni. Minori che, direttamente o indirettamente, diventano vittime impotenti della violenza tra le mura domestiche. Altrettanto complicato l’identikit dell’autore delle violenze. E’ un uomo tra i 34 e i 54 anni (59%), svolge lavori nel 36% sei casi come operaio o impiegato ma nell’11% è un libero professionista, nel 6% imprenditore e nel 5% alto dirigente, a testimoniare la trasversalità del fenomeno. Più specifiche, invece, le dinamiche della relazione violenta: nel 79% avviene all’interno di una relazione sentimentale, a cui bisogna aggiungere un 3% di richieste di aiuto per violenza sessuale da parte del padre. E le donne che subiscono violenze sono in genere isolate dalla loro rete affettiva e sociale: solo il 9% chiede aiuto alla famiglia di origine e il 6% agli amici, mentre il 20% si rivolge a polizia o carabinieri. “Tutto ciò dimostra – ha spiegato Moscatelli – che il lavoro in prima linea delle associazioni è ancora uno dei punti fondamentali per combattere la violenza domestica e la violenza sulle donne”. E a questo proposito la presidente di Telefono Rosa ha rivolto un appello alle istituzioni,che “fanno poco o nulla”, affinché siano destinate più risorse a chi ogni giorno cerca di portare aiuto alle vittime di questo odioso fenomeno.





Protetto: Scenario analisys: ostaggi

9 03 2011

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bambini vittime silenziose

22 02 2011

(dal sito di “Save the Children”, http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=295&year=2011)

I segni del dolore e della sofferenza sono meno evidenti e clamorosi ma non per questo non ci sono. E sono profondi e duraturi, impressi dall’aver assistito direttamente o indirettamente alla violenza sulle proprie madri.

Si stimano in almeno 400.000 in Italia i minori vittime della cosiddetta violenza assistita di genere, cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici, economici perpetrati sulle loro madri il più dalle volte dai mariti e partner, all’interno delle mura domestiche e di cui i bambini sono stati indifesi e vulnerabili spettatori.

A fare luce su questa realtà ancora poco nota Save the Children e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, in una Conferenza a Roma dal titolo “Spettatori e Vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono”, un’iniziativa che si inserisce nel quadro del Progetto europeo Daphne III (Minori vittime di violenza assistita di genere in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione), coordinato dalla sezione spagnola di Save the Children.

“E’ ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza”, spiega Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. “E’ molto importante che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società e non resti confinata fra gli addetti ai lavori e gli operatori. Intorno a questi bambini è necessario accrescere l’attenzione e rafforzare le reti e i servizi di protezione, cura, tutela, sia a livello nazionale che al livello di interventi regionali, come dimostrano anche i risultati dell’indagine che Save the Children con il Garante dell’Infanzia hanno svolto su Lazio, Piemonte e Calabria “.

“La conferenza di oggi nasce dalla consolidata collaborazione con Save the Children, con la quale già da alcuni anni condividiamo iniziative mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’infanzia”, spiega Francesco Alvaro, Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio. “In questa circostanza abbiamo scelto di accendere un riflettore sugli effetti che l’assistere ad episodi di violenza in ambito domestico può produrre sulla crescita e lo sviluppo di un bambino. In una regione come il Lazio, dove convivono realtà metropolitane e situazioni di degrado sociale, infatti, ci è sembrato importante analizzare un fenomeno che è ancora oggi oggetto di scarso interesse e che, al contrario, merita di essere affrontato con la dovuta attenzione. La necessità di un adeguato approfondimento del tema è dimostrato anche dall’interesse che hanno mostrato gli adolescenti coinvolti nel percorso di consultazione per la realizzazione del video, che hanno evidenziato proprio l’importanza di aprire un dialogo con gli adulti. Considero questa esperienza l’inizio di un percorso di dibattito e discussione che possa portare a verificare le forme più adatte di azioni preventive del fenomeno, all’interno di un contesto generale di interventi normativi a tutela dell’infanzia”.

Si stimano in 6 milioni e 743 mila le donne fra i 16 e i 70 anni – ovvero il 31,9% delle donne in questa fascia d’età – ad aver subito nella propria vita una violenza: di tipo fisico (il 18,8%), sessuale (23,7%), psicologico (il 33,7%) o di stalking (il 18,8%) 3. Il 14,3% dichiara di averla subita dal proprio partner, si legge nel Rapporto “Spettatori e Vittime: i minori e la violenza assistita in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione”.

Tra le donne che hanno subito violenze ripetute da partner sono 690 mila quelle che avevano figli al momento della violenza. La maggioranza di esse – il 62,4% – ha dichiarato che i figli sono stati testimoni di uno o più episodi di violenza.
Si può dunque stimare dunque in almeno 400.000 il numero di bambini costretti ad assistere alle violenze sulla propria madre.

Nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso. Nel 15,7% dei casi le donne valutano che esista il rischio di un coinvolgimento diretto dei figli nella violenza fisica subita dalle madri, secondo la seguente suddivisione: raramente (5,6%), a volte (4,9%), spesso (5,2%).

“Un aspetto molto delicato e critico relativo alle madri è che talvolta negano che i figli possano subire conseguenze dall’assistere alla violenza e tendono a difendere i partner sostenendo che con i figli non sono violenti. Così facendo si rende più difficile l’emersione della sofferenza e del disagio del minore e la possibilità di curarlo e aiutarlo. In realtà un bambino percepisce anche i segnali meno visibili delle violenza, anche il rumore di un piatto rotto, delle urla soffocate, o i silenzi terribili che seguono una lite”, prosegue Raffaela Milano.

Curare e assistere tempestivamente le vittime di violenza assistita è fondamentale per ridurre l’impatto di quanto vissuto, sul presente e sul futuro del bambino. L’esperienza clinica e le stesse indagini dimostrano che chi ha assistito a violenza da piccolo ha più possibilità di subirla da adulto. Si stima infatti che più della metà di donne che hanno assistito a episodi di violenza tra i genitori, da adulte sono state a loro volta vittime di violenze.





Protetto: Ferite e violenze sessuali

5 01 2011

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La violenza contro le donne

4 01 2011

Volevo pubblicare una serie di estratti dall’indagine ISTAT sulla violenza contro le donne, ma non riesco.

Non riesco perchè non trovo parti da saltare, è impossibile farne un estratto. E’ tutto ugualmente, terribilmente importante.

Ecco perchè ho deciso di pubblicare il documento integrale, nella speranza che esso possa accendere la fiamma della consapevolezza e distruggere la resistenza ad intraprendere un percorso di tutela della propria sicurezza ed incolumità.

Clicca sull’icona qui per aprire il dossier:

"La violenza contro le donne"

Nella sezione “Didattica” ho pubblicato un articolo di approfondimento sull’entità ed il tipo di ferite sostenute durante una violenza sessuale.

Buona lettura (si fa per dire).





Protetto: Fisiologia di uno scontro

9 12 2010

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Protetto: Ultimi dati sulle molestie sessuali

5 12 2010

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cronaca di un caso di stalking

15 11 2010

Un paio di settimane fa ho pubblicato l’ennesimo articolo, preso dalla stampa locale, di un’aggressione, epilogo ormai scontato di atti persecutori. Clicca qui per il link a questo ed altri articoli simili.

In questi giorni, una mia carissima amica mi ha contattato, dopo aver visitato il mio sito. Riporto qui sotto la nostra conversazione, leggermente modificata nella struttura perchè lei non è italiana e perchè il nostro dialogo è avvenuto a più riprese.

“Ho visitato il tuo sito, DefenseLab, ed ho visto alcuni video di difesa: li ho trovati interessanti. Ho letto diverse pagine e capisco ciò che scrivi, più di quanto tu possa immaginare. Peccato che sei in Italia, avrei preso qualche ora di lezione da te, sul serio.

Forse avrai sentito che tempo fa ho avuto un grave incidente. La verità è che sono stata vittima di stalking, che ha avuto la sua conclusione nella mia aggressione. I tuoi video corrispondono alla realtà che ho vissuto, anche se in più, prima di trovarmelo addosso con un coltello, mi ha investita con l’auto.

Quella mattina non ero per niente “appetibile”, ero vestita in modo anonimo e non appariscente. Un mio grave errore è stato di non aver colto i segnali che lui mi stava trasmettendo da tempo. Ad esempio, anni fa aveva apprezzato in modo innaturale il fatto che avessi lasciato il mio ex. Allora non ci ho dato peso. Come non ne ho dato a tutte le volte che ho trovato l’auto rigata al mio ritorno dopo una serata con gli amici. Un altro episodio: da un lato, quando passava in auto nella via dove abitavo mi lanciava baci con la mano, dall’altro in un’occasione mi disse che mi avrebbe sfregiata.

Durante l’aggressione ho potuto contare soltanto su di me, nessuno che sia intervenuto ad aiutarmi. In caso d’emergenza, sei sola. Quando sono arrivate la polizia e l’ambulanza, erano presenti quasi duecento persone, ma nessuno che sia intervenuto: avevano tutti paura del coltello! Mi sono salvata perché sono riuscita a spezzare la lama mentre la tenevo stretta. Le lesioni mi hanno causato anche una parziale invalidità alla mano destra. Dalle analisi è emerso che il maggior fattore di rischio per la mia vita sono stati i suoi tentativi di rompermi la testa sbattendomela sull’asfalto.

Non ho memoria di tutto quello che è successo, ma mi ricordo benissimo che il mio corpo era pieno di adrenalina per la paura di morire, cosa che mi ha dato la forza di sopravvivere! Di testa non c’ero più, ma il mio corpo lottava d’istinto. Ricordo che non riuscivo a vedere i suoi movimenti, sentivo solo il rumore dell’aggressione.

Quella mattina ho pensato ai miei genitori, ai miei amici, a tutte le cose non dette e che credevo non avrei più avuto la possibilità di dire. E’ grazie ai miei “Angeli” se posso raccontarti queste cose. Ho lottato come una leonessa, e fortunatamente sono stata capace di difendermi, proprio come nelle scene dei tuoi video. Certo che comunque ne ho prese anch’io!

Ti dico queste cose perché chi viene ai tuoi corsi deve prestare molta attenzione a gesti o comportamenti strani. E’ difficile comprendere da soli come ci si deve comportare per non diventare vittime potenziali. Per due anni non ho mai minimamente pensato che quel matto perverso mi avrebbe aggredita. Sono convinta che anche questo mio non essermi accorta del suo atteggiamento abbia alimentato la sua ossessione. Ho cercato di prevenire il peggio facendo esposti, quando poco prima dell’aggressione mi sono accorta che passava intere nottate sotto casa mia o mi bloccava il portone con l’auto. La Polizia ha fatto anche dei sopralluoghi, ma non è servito a niente.

Per un anno ho fatto fatica a stare tra la gente. In strada non guardo le persone in faccia per paura che qualcuno possa fraintendere il mio comportamento, penso ad ogni mia azione tantissime volte per paura che qualcuno mi stia studiando. Sono una persona totalmente diversa da prima e questo mi rende la vita difficile.

Quando nei tuoi articoli parli di ciò che un aggressore vuole dalla sua vittima, credo che per me desiderasse sia il mio corpo, sia la mia vita. Ho dovuto fronteggiare il mio aggressore durante il processo, addirittura lui chiedeva al Giudice di potermi parlare. Adesso so che le sue intenzioni erano di violentarmi e uccidermi, in base alle prove raccolte dagli investigatori. Dopo avermi aggredito, è scappato con l’auto. L’hanno rintracciato mentre stava tentando di suicidarsi, convinto che mi avesse uccisa. Dalle analisi del sangue è emerso che aveva preso anche del Viagra per stuprarmi! Mentre ti racconto queste cose, ho ancora i brividi, da quanto questo episodio mi sta ancora controllando.

Ti ho affidato un capitolo della mia vita che cerco di dimenticare, ma è troppo difficile farlo. Vorrei prendere un’arma, in questo mondo non mi sento più sicura, soprattutto perché quel pazzo l’anno prossimo avrà finito di scontare i tre anni di carcere.

Prima, vivevo in un mondo incasinato e stressante, ma bello. Giravo con una borsetta da almeno 5 kili, ma con dentro nulla con cui potermi difendere… Adesso, invece, non metto mai scarpe coi tacchi, tranne in casi eccezionali e se sono con altre persone, e porto sempre un coltello con me, anche se non si addice alla mia persona.

Ti mando delle foto di come ero ridotta 2-3 settimane dopo l’aggressione. Prima sai quanto fossi aperta, spontanea. Adesso sono insicura e vivo con la paura che qualcuno possa aggredirmi di nuovo da un momento all’altro. Questo non passerà mai. Vorrei così tanto tornare indietro e non provare continuamente questa paura.

Mantieni il mio anonimato, ma pubblica pure la mia storia sul tuo blog. Un caso reale. Il mio”.

Ho visitato il tuo sito, DefenseLab, ed ho visto alcuni video di difesa: li ho trovati interessanti. Ho visitato diverse pagine e capisco ciò che scrivi, più di quanto tu possa immaginare. Peccato che sei in Italia, avrei preso qualche ora di lezione da te, sul serio.

Forse avrai sentito che tempo fa ho avuto un grave incidente. La verità è che sono stata vittima di stalking. I tuoi video corrispondono alla realtà che ho vissuto, anche se in più, prima di trovarmelo addosso con un coltello, mi ha investita.

Ho lottato come una leonessa, e fortunatamente sono stata capace di difendermi, proprio come le scene dei tuoi video. Certo che comunque ne ho prese anch’io!

Quella mattina non ero per niente “appetibile”, un mio grave errore è stato di non aver colto i segnali che lui mi stava trasmettendo. Ad esempio, anni fa aveva apprezzato in modo innaturale il fatto che avessi lasciato il mio ex. Allora non ci ho dato peso. Come non ne ho dato a tutte le volte che ho trovato l’auto rigata al mio ritorno dopo una serata con gli amici. Un altro episodio: da un lato, quando passava in auto nella via dove abitavo mi lanciava baci con la mano, dall’altro in un’occasione mi disse che mi avrebbe sfregiata.

Durante l’aggressione ho potuto contare soltanto su di me, nessuno che sia intervenuto ad aiutarmi. In caso d’emergenza, sei sola. Quando sono arrivate la polizia e l’ambulanza, erano presenti quasi duecento persone, ma nessuno che sia intervenuto: avevano tutti paura del coltello! Mi sono salvata perché sono riuscita a spezzare la lama mentre la tenevo stretta tra le mie mani. Le lesioni mi hanno causato anche una parziale invalidità alla mano destra. Dalle analisi è emerso che il maggior fattore di rischio per la mia vita sono stati i suoi tentativi di rompermi la testa sbattendomela sull’asfalto.

Non ho memoria di tutto quello che è successo, ma mi ricordo benissimo che il mio corpo era pieno di adrenalina per la paura di morire, cosa che mi ha dato la forza di sopravvivere! Di testa non c’ero più, ma il mio corpo lottava d’istinto. Ricordo che non riuscivo a vedere i suoi movimenti, sentivo solo il rumore dell’aggressione.

Quella mattina ho pensato ai miei genitori, ai miei amici, a tutte le cose non dette e che credevo non avrei più avuto la possibilità di dire. E’ grazie ai miei “Angeli” se posso raccontarti queste cose.

Ti dico queste cose perché chi viene ai tuoi corsi deve prestare molta attenzione a gesti o comportamenti strani. E’ difficile comprendere da soli come ci si deve comportare per non diventare vittime potenziali. Per due anni non ho mai minimamente pensato che quel matto perverso mi avrebbe aggredita. Sono convinta che anche questo mio non essermi accorta del suo atteggiamento abbia alimentato la sua ossessione. Ho cercato di prevenire il peggio facendo esposti, quando poco prima dell’aggressione mi sono accorta che passava intere nottate sotto casa mia o mi bloccava il portone con l’auto. La Polizia ha fatto anche dei sopralluoghi a casa mia, ma non è servito a niente.

Per un anno ho fatto fatica a stare tra la gente, in strada non guardo le persone in faccia per paura che qualcuno possa fraintendere il mio comportamento, penso ad ogni mia azione tantissime volte per paura che qualcuno mi stia studiando. Sono una persona totalmente diversa da prima e questo mi rende la vita difficile.

Quando parli di ciò che un aggressore vuole dalla sua vittima, credo che per me desiderasse sia il mio corpo, sia la mia vita. Ho dovuto fronteggiare il mio aggressore durante il processo, addirittura lui chiedeva al Giudice di potermi parlare. Adesso so che le sue intenzioni erano di violentarmi e uccidermi, in base alle prove raccolte dagli investigatori. Dopo avermi aggredito, è scappato con l’auto. L’hanno rintracciato mentre stava tentando di suicidarsi, convinto che mi avesse uccisa. Dalle analisi del sangue è emerso che aveva preso anche del Viagra per violentarmi! Mentre ti racconto queste cose, ho ancora i brividi, da quanto questo episodio sta controllando la mia vita.

Ti ho affidato un capitolo della mia vita che cerco di dimenticare, ma è troppo difficile farlo. Vorrei prendere un’arma, in questo mondo non mi sento più sicura, soprattutto perché quel pazzo l’anno prossimo avrà finito di scontare i 3 anni di carcere. Prima, vivevo in un mondo incasinato e stressante, ma bello. Giravo con una borsetta da almeno 5 kili, senza nulla con cui potermi difendere! Adesso, invece, non metto mai scarpe coi tacchi, tranne in casi eccezionali e se sono con altre persone, e porto sempre un coltello con me, anche se non si addice alla mia persona. Ti mando delle foto di come ero ridotta 2-3 settimane dopo l’aggressione. Prima sai che ero una donna aperta, spontanea. Adesso sono insicura e vivo con la paura che qualcuno possa aggredirmi di nuovo da un momento all’altro. Questo non passerà mai. Vorrei così tanto tornare indietro e non provare continuamente questa paura. Mantieni il mio anonimato, ma pubblica la mia storia sul tuo blog, un caso reale. Il mio.





Serie “Home Invasion”

11 11 2010

Ho pubblicato alcuni articoli didattici sulle home invasion. Ecco la mappa cliccabile:

Buona lettura…





Protetto: Home invasion – Case 3 (in English)

11 11 2010

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Io dico NO alla violenza

12 10 2010

Dall’11 al 16 ottobre, in tutte le scuole italiane, si terranno lezioni e attività di informazione e sensibilizzazione contro ogni forma di violenza e discriminazione. Un’iniziativa promossa dai Ministeri per le Pari Opportunità e dell’Istruzione, Università e Ricerca, che coinvolge studenti, docenti e genitori, in collaborazione con esperti delle Forze dell’Ordine e delle associazioni.

Clicca qui per la notizia sul sito del Ministero per le Pari Opportunità.

In questa occasione, DefenseLab offre, dall’11 ottobre all’11 novembre, ogni settimana una lezione gratuita di un’ora a tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla difesa personale. Prenota attraverso la pagina “Contatti“.

Questa iniziativa rientra nel programma Say NO to Violence.





Hot114

12 10 2010

Hot114 nasce nell’ambito del programma Safer Internet promosso dalla Commissione Europea per favorire l’ utilizzo sicuro di Internet e delle nuove tecnologie e in particolare per combattere i contenuti illegali e potenzialmente dannosi per bambini e adolescenti.

Tale progetto, affidato a Telefono Azzurro al fine di potenziare l’area della sicurezza in Internet, è diventato ufficialmente operativo il 1° Aprile 2005. Il suo obiettivo è quello di costituire e rendere operativa in Italia una Hotline in servizio 24 ore su 24, che permetta a chi naviga in Rete di segnalare contenuti illegali o potenzialmente dannosi per bambini e adolescenti, così da contrastarne la diffusione e limitarne l’accessibilità.

http://www.hot114.it/





Le solite notizie

1 10 2010

Era già un paio di giorni che non controllavo le news…

LUGO – Annebbiato dai fumi dell’alcol, ha picchiato una donna provocandole ferite alla testa e al torace. L’autore dell’aggressione, un marocchino di 40 anni, è stato subito arrestato dai Carabinieri. L’episodio si è consumato durante la Festa di San Michele in corso a Bagnacavallo. Secondo quanto ricostruito dall’Arma, l’extracomunitario ha poi rubato ad un giovane frequentatore della festa un motorino parcheggiato lungo la strada e con il quale si è dileguato. Il 40enne, complice l’alcol, è incappato in un’uscita di strada, che ha consentito ai militari di bloccarlo. Accompagnato al pronto soccorso di Lugo, i medici gli hanno riscontrato un elevato stato alcolemico. Quindi è stato arrestato con le accuse di lesioni personali e furto aggravato e denunciato per guida in stato d’ebbrezza.

CERVIA – Un nigeriano di 32 anni, in Italia senza fissa dimora, è stato arrestato mercoledì mattina dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Cervia e Milano Marittima con l’accusa di violenza, minaccia, lesioni personali dolose, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. L’individuo è stato sorpreso mentre stava importunando i clienti dell’Eurospin di via Levico a Cervia. Alla vista degli uomini dell’Arma ha reagito cercando di dileguarsi. Una volta raggiunto ha cercato di sottrarsi al controllo, opponendo attiva resistenza. Inevitabili le manette. L’extracomunitario è stato associato nella cella di sicurezza del comando in attesa del processo per direttissima.

BELLARIA – Durante un semplice controllo dei Carabinieri ha reagito sia in strada che in caserma con calci e pugni. Un macedone di 23 anni, domiciliato a Torre Pedrera, è stato arrestato con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e lesioni volontarie continuate. Lo straniero, al fine di sottrarsi all’identificazione, si è dato alla fuga in via Ravenna ed una volta raggiunto, ha aggredito gli uomini dell’Arma. L’uomo condotto con non poca difficolta’ presso gli uffici del comando stazione ha continuato nel suo comportamento minaccioso e violento nei confronti dei militari, scagliandosi contro di loro con calci e pugni. Per due di loro si è sono rese necessarie le cure dei sanitari per traumi e contusioni agli arti inferiori guaribili in otto giorni.





Criminalità e competenza

7 09 2010

Sono uscite da poco le statistiche aggiornate sui crimini denunciati alle Forze di Polizia, relative al 2008.

Ovviamente, guardo subito Ravenna, la provincia in cui vivo.

Le violenze sessuali stimate sono oltre 300. Percosse e lesioni dolose sono poco meno di 800. Per questi reati Ravenna, in termini assoluti, è la seconda città più criminosa della regione, mentre per quanto riguarda il numero di reati ogni 1.000 abitanti è in testa.

Le rapine sono state 207, mentre i furti denunciati si assestano a 12.230.

La cosa che mi rattrista sempre è che parliamo di dati annui. Considerando i dati degli anni precedenti, il trend e l’ordine di grandezza, vuol dire che dal 2008, anno in cui è stato creato DefenseLab, sono state commesse, ad oggi, oltre 1.000 violenze sessuali solo nella provincia di Ravenna, mentre le lesioni e le percosse sono oltre 2.500…

I trend:

  • Percosse, lesioni, minacce e rapine: in aumento a Ravenna e in regione (tranne le rapine, stabili).
  • Furti: in calo sia a Ravenna che in regione.
  • Violenze sessuali: stabili sia a Ravenna che in regione.

NON è vero che la sicurezza è migliorata: lo dico in vista delle prossime campagne elettorali… Il problema da noi è sempre uguale, se non peggiorato, al di là delle azioni e delle risorse messe in campo. Ogni anno il conto delle vittime AUMENTA.

Ottobre 2008: “L’evoluzione della società costringe ognuno di noi a rivestire sempre più spesso l’ingrato ruolo di unico responsabile e garante dell’incolumità propria e delle persone che amiamo.”

Per farlo, dobbiamo acquisire esperienza e competenza. Rimando ad un interessante (l’ho scritto io, LOL!) articolo precedente (clicca sul titolo): “Beginner’s mind”.








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